Dl Genova, così avvelenano la terra

Il Senato ha approvato in via definitiva la conversione in legge del decreto Genova che, oltre a intervenire un’emergenza vera come quella provocata dal crollo del ponte Morandi, ne crea una nuova che con non c’entra affatto con il capoluogo ligure ma si scaglia contro la sicurezza alimentare dei prodotti ortofrutticoli del made in Italy. L’articolo 41 del provvedimento aumenta di venti volte il limite degli Ipa, Idrocarburi policiclici aromatici, nei fanghi di depurazione usati per concimare i campi e nello stesso tempo innalza in modo spropositato i livelli di diossine e metalli pesanti, con gli emendamenti peggiorativi approvati alla Camera.

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Con quali effetti sulla catena alimentare e la salute umana? È facile immaginarlo come spiega la copertina del nuovo numero del Salvagente – in edicola dal 23 novembre e già disponibile in formato digitale –  dedicata all’inchiesta di Massimo Solani che ricostruisce tutta la vicenda e dà voce a chi all’interno del ministero dell’Ambiente è molto più preoccupato delle parole tranquillizzanti espresse dal ministro Sergio Costa.

Verdi: “M5S accontenta chi inquina”

“Con l’approvazione del Dl Genova il M5S ha accontentato inquinatori e abusivi. Si è utilizzato questo decreto, che doveva dare una risposta rapida al disastro del crollo del ponte Morandi, come cavallo di Troia per approvare norme che inquineranno i suoli agricoli con diossine” attacca Angelo Bonelli presidente dei Verdi che spiega: “Con l’articolo 41 si è varata una vera e propria sanatoria di diossine, Pcb e idrocarburi sui fanghi di depurazione destinati ai suoli agricoli. Una norma contestata anche da associazioni del calibro di Aiab, Slow Food, Federbio e contrastata da noi Verdi fin dall’inizio; che aumenterà i rischi di inquinamento dei cibi che arriveranno nei nostri piatti e anche con il rischio di contaminazione delle falde acquifere“.

Il trucco del parametro che imbarazza il ministero

Oltre ad aumentare i limiti, l’articolo 41 contiene un escamotage che rischia di moltiplicare all’infinito fino ad azzerare qualsiasi idea di limite per gli inquinanti nei concimi. Scrive Solani nel numero in edicola: “Non sfugge infatti il cambio di parametro, molto vantaggioso per chi vuole giocare con i limiti, fra sostanza secca e tal quale. Un metodo di valutazione che gli stessi tecnici del ministero giudicano “fuori prassi” in quanto la matrice è troppo variabile per che si possano fare analisi certe sulla sostanza contenuta e diluita. ‘E comunque – ci spiega una fonte interna del ministero dell’Ambiente che ha accettato di parlare al Salvagente – se vogliamo fare una comparazione possiamo dire che mille milligrammi sul tal quale corrispondono, indicativamente, a 5-8mila milligrammi sulla sostanza secca. La proporzione conosciuta scientificamente è più
o meno questa’”. Una cosa gravissima sulla quale ai consumatori non basta la rassicurazione del ministro Costa.

Nel lungo servizio, viene ricostruita anche la vicenda dei gessi, un’altra sostanza border line che ha inquinato i fertilizzanti della Val Padana, uno scandalo emerso grazie a indagini giudiziarie.