Che senso ha porre un limite ai grassi trans quando devono scomparire?

L’Oms proprio quest’anno ha invitato i governi di tutto il mondo a bandire gli acidi grassi trans dai prodotti alimentari entro il 2023 visto che, secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno oltre 500.000 decessi per malattie cardiovascolari sono attribuibili all’assunzione di grassi trans. Molti stati europei, in testa la Danimarca, hanno di fatto da tempo avviata una stretta su questi composti. Se guardiamo poi al mercato italiano questo tipo di grassi, come la margherina e in generale i grassi vegetali idrogenati, sono pressoché stati sostituiti proprio per il loro profilo di rischio.

E allora non si capisce perché la Ue invece di “correre” verso un bando definitivo conceda alle industrie alimentari tempo fino al 2021 per adeguarsi a un nuovo limite di legge alla concentrazione degli grassi trans (2% rispetto al prodotto) che la stessa Commissione intende porre.

La stessa Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, ha pubblicato un proprio parere nel giugno 2018, consigliando alla Commissione che, sulla base delle prove scientifiche disponibili, le assunzioni di acidi grassi trans dovrebbero essere “il più basse possibile“. I consumatori del Beuc da parte loro plaudono con Emma Calvert, responsabile della politica alimentare, alla fissazione di limite di legge pur criticando “il lungo periodo di transizione concesso fino all’aprile del 2021″.