“Così Sky mi ha venduto un pacchetto inesistente”. La prova audio

Telefonate quelle capitate a Mauro (nome di comodo per un nostro lettore che vuole restare anonimo) ne capitano ogni giorni a migliaia di italiani. Non solo, infatti, si è costretti al telemarketing aggressivo, ma troppo spesso ci si trova di fronte a operatori senza scrupoli disposti a mentire pur di portare a casa un contratto.

L’offerta calcio tutto incluso

Il caso di Mauro riguarda Sky e, fortunatamente, grazie alla pronta registrazione della conversazione, abbiamo le prove di una condotta commerciale scorretta, che invitiamo ad ascoltare con attenzione per evitare di cascarci in futuro. “Ho inserito il mio numero nel form del sito di Sky per farmi richiamare e vedere che pacchetti dedicati al calcio proponevano, nonostante il caos di quest’anno sui diritti tv“. Nella prima telefonata che riceve Mauro, gli viene offerto Sky basic + Sky sport (necessario per vedere Champions league e Europa league) + Sky Calcio (per vedere le partite di serie A) a un prezzo complessivo di 34,90 euro al mese in promozione per il primo anno, poi gli toccherà pagare altri 10 euro, per mantenere attivo il pacchetto Sport. L’offerta non lo convince e chiede di essere richiamato dopo qualche giorno.

La strana telefonata

“Ma il giorno prima dell’appuntamento fissato – spiega Mauro – mi chiama un altro operatore che non accenna alla telefonata della collega, e che mi offre lo stesso pacchetto completo, allo stesso prezzo, ma questa volta senza limiti, per sempre”. Mauro – come dimostra la telefonata registrata riproposta qui dal Salvagente – chiede più volte conferma di aver capito bene: 29 euro di attivazione più 34,90 euro al mese per sempre. L’operatore lo tranquillizza. Ma mente. Ha fretta di effettuare la registrazione telefonica delle condizioni contrattuali che valgono come contratto di per sé. Solo che lo fa leggendo i diritti e i doveri (e omettendo il particolare della durata a tempo dell’offerta) a una velocità “supersonica”, tale da rendere impossibile la comprensione piena di quello che viene detto. Ma Mauro si fida e risponde di sì. “Quando mi è arrivata la mail di conferma del contratto, ho capito che qualcosa non funzionava. L’Iban riportato nel documento non era il mio. D’altronde io avevo chiesto se fosse possibile pagare con la mia Postepay, e l’operatore mi aveva assicurato di sì, aggiungendo uno strano ‘se ti chiama la mia collega e ti chiede se è una domiciliazione bancaria rispondi che lo è'”. Invece, chiamando il call center per avere spiegazioni, Mauro scopre che non solo con la sua carta ricaricabile non avrebbero potuto attivargli l’offerta, ma che non esistono offerte simili alla sua per sempre, e che se vuole mantenere i pacchetti calcio e sport dovrà aggiungere 10 euro dal 13esimo mese in poi.

L’Iban sbagliato

“Mi sono sentito preso in giro, e mi viene il dubbio che l’iBan sbagliato non sia un semplice errore ma che l’operatore disonesto lo abbia inserito al posto del mio numero di carta pur di concludere il contratto”. Da questa brutta esperienza Mauro ha imparato che non bisogna mai rinunciare a ricevere il contratto vero e proprio a casa da firmare (così come chiestogli rapidamente dall’operatore durante il contratto telefonico). Fortunatamente, la legge riguardo i contratti a distanza è chiara: Il consumatore ha 14 giorni di tempo per disdire l’accordo senza spese ne penali. E nei casi come quello di Mauro, essendo di fronte a un comportamento scorretto, si ha diritto a disdire il contratto in qualsiasi momento, appena dopo essersene resi conto. Rimane la solita domanda che il Salvagente gira a Sky e agli altri operatori di telecomunicazione: è possibile controllare i propri venditori – che siano dipendenti diretti o in subappalto – ed evitare che tra di loro ci siano dei disonesti?