La Ue è tranquilla ma i due terzi dei pesticidi negli alimenti sono interfenti endocrini

Quasi due terzi dei residui di pesticidi rilevati negli alimenti europei sono molecole appartenenti alla famiglia degli interferenti endocrini. E’ quanto emerge dalla ri-lettura del rapporto sui residui di pesticidi dell’Efsa fatta dall’organizzazione non governativa francese, Générations futures che sottolinea come “alcuni di questi pesticidi potrebbero avere effetti imprevisti anche a livelli di esposizione inferiori a quelli regolamentari”.

L’Agenzia per la sicurezza sostiene nel suo rapporto che il 96,2% dei campioni di alimenti testati contiene residui di pesticidi in limiti ben al di sotto della soglia di sicurezza legale: i rischi associati a questi residui sono pertanto considerati “bassi” dall’Efsa e dalla maggior parte delle agenzie per la sicurezza della salute. Di tutt’altro avviso Générations futures secondo cui, gli effetti delle molecole considerate enterferenti endocrini sono riscontrati anche al di sotto dei limiti di legge.  “Con gli interferenti endocrini, non è la dose a rendere il veleno ma il periodo di esposizione” spiega l’associazione nel suo rapporto. In totale, il programma di sorveglianza europeo coordinato dall’Efsa ha individuato 881 diverse molecole in 84.657 campioni di cibo. 350 delle 881 molecole sono state quantificate almeno una volta e tra queste 157 sono potenziali interferenti endocrini.

Effetto cocktail

In effetti, il documento di riferimento scientifico sugli interferenti endocrini è stato pubblicato nel 2015 dalla Endocrine Society – la principale società accademica sui problemi ormonali, che riunisce diciottomila ricercatori e medici internazionali. In questo documento si afferma che è “impossibile identificare le soglie di azione di un distruttore endocrino” a causa del particolare funzionamento del sistema ormonale.

Presto nuove regole

Il 10 novembre entreranno in vigore i criteri approvati dalla Commissione europea ad aprile scorso per  identificare i prodotti chimici dannosi per il sistema endocrino nei prodotti fitosanitari.  Per essere definito “perturbatore endocrino”, un pesticida dovrà soddisfare tre condizioni. Deve produrre un effetto negativo e avere una modalità di azione che altera le funzioni del sistema ormonale. Ma soprattutto, sarà necessario dimostrare che questo effetto negativo è una diretta conseguenza di questa modalità di azione.