Lo scandalo del prosciutto iberico scaduto: ecco come tornava “fresco”

In Spagna il caso ormai ha preso il nome di “Frode del prosciutto iberico” anche se oltre alle pregiatissime cosce a finire nel mirino degli inquirenti ci sono centinaia di migliaia di tonnellate di carne e affettetati scaduti che venivano “ripuliti”, ri-etichettati e rimessi in vendita. L’indagine avviata un anno fa dalla Procura di Badajoz in questi giorni ha subito un’accelerazione: sono state distrutti oltre 275.000 chili di prodotti, ritirati dai supermercati di 490 tonnellate di affettati (salsicce e salami in particolare) e 15.000 prosciutti in quasi tutto il paese iberico. Molte altre partite di carni bloccate aspettano ancora di essere incenerite. La Junta dell’Extremadura, guidata dal socialista Guillermo Fernández Vara, ad esempio ha già dato l’ordine di distruggere le merci sequestrate. Le carnti però continuano a versare in cattive condizioni sulla stessa nave e i tecnici hanno già avvertito che si tratta di un grave rischio per la salute pubblica.

Il network del riciclaggio della carne avariata

Le indagini hanno portato alla luce un vero e proprio network del riciclaggio della carne avariata che coinvolge circa 30 aziende. I marchi travolti dallo scandalo sono tanti, compresi alcuni del famoso prosciutto, come ha comunicato l’allerta sanitaria dell’Agencia Española de Consumo, Seguridad Alimentaria y Nutrición:  Ham Bodega Alto de Aitana, Sierra Gorda Winery Ham, Mariola Air, Serrania de Ameta, El Galán, Prosciutto Croval, Don Enrique e Oro la Ermita. La raccomandazione naturalmente è quella di non consumare i prodotti in questione.

Navi clandestine e sostanze proibite

Come funzionava la rete criminale? Secondo le ricostruzioni giornalistiche la carne scaduta invece di essere portata agli inceneritori, come stabilisce la legge, veniva caricata su navi clandestine e portata in alcuni siti sicuri. Qui veniva “ripulita”, anche attraverso sostanze vietate, impiegate per togliere il cattivo odore e i segni dell’invecchiamento, e successivamente le carni venivano destinate a nuova vita attraverso una nuova data di scadenza.

La destinazione finale? Carceri e supermercati

A finire nel mirino degli investigatori la società di fornitura alimentare Porkytrans (nomen omen, è proprio il caso di dire!) che secondo gli inquirenti sarebbe coinvolta nel network. Di sicuro l’autorità penitenziaria spagnola ha rescisso il contratto di fornitura perché la carne avariata veniva “servita” nelle mense delle carceri. Non solo. I magistrati stanno valutando la responsabilità delle catene della grande distribuzione perché alcuni prodotti sono finiti anche nei supermercati visto che alcuni di essi hanno avviato in questi giorni dei ritiri.

E nel resto d’Europa?

Al momento lo scandalo non sembra varcare i confini della Spagna anche se diverse aziende di fornitura coinvolte nello scandalo lavorano anche con le esportazioni. E non dimentichiamoci che il prosciutto iberico anche in Italia è un prodotto “ricercato” seppur molto caro. Le cosce avariate sono state vendute anche nel resto d’Europa?