Prosecco e pesticidi, il Consorzio: “Siamo i più puliti, dateci tempo”

Il test del Salvagente su Prosecco e pesticidi appena uscito in edicola non è certo passato sotto silenzio. Il primo a reagire alle nostre analisi è stato il gigante delle bollicine, il consorzio Prosecco Doc che da solo produce oltre 420 milioni di bottiglie l’anno. Al presidente del consorzio, Stefano Zanette, abbiamo chiesto di commentare i risultati delle analisi del Salvagente.

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Zanette, 6-7 residui sono tanti.
Sono tutte tracce sotto i limiti di legge. Il fatto che ce ne siano sette magari è dovuto al fatto che all’interno di quel vigneto vengono utilizzati con molta variabilità i principi attivi.
Non sarebbe meglio usarne uno per tipologia?
Dal punto di vista ambientale, crea meno assuefazione al patogeno e crea anche minor danno all’ambiente e alla salute dell’uomo il fatto che ci siano un numero di pesticidi usato in rotazione per un numero limitato di volte, con dosaggi minimi.
Dosaggi minimi che però si sommano…
Se lei prende un principio attivo e arriva a una soglia di tolleranza, ottiene un prodotto rischioso, ma se in una bottiglia ho semplici tracce, non è che siano sommabili perché sono principi attivi diversi.
Su questo esistono pareri scientifici opposti. In ogni caso, in tutti i lotti sono stati trovati residui di folpet, che avevate promesso di non usare più.
L’impegno che ci siamo posti è quello di andare a escludere il folpet, insieme al mancozeb, e al glifosato dal disciplinare di produzione, e fintanto che non si fa il passaggio al comitato nazionale vini del ministero, che deve dare il via libera, noi lo continuiamo a sconsigliare: però c’è sempre qualcuno che fa fatica ad abbandonare le vecchie abitudini.
Perché folpet, mancozeb e glifosato no, e gli altri sì?
Abbiamo deciso di eliminare queste tre sostanze perché sono quelle che creano più allarme nell’opinione pubblica, per una questione di grande responsabilità sociale. Non siamo mai entrati nel merito di quanto dal punto di vista scientifico facciano bene o male. Per questa scelta, abbiamo ricevuto diverse lettere di protesta.
Vuol dire che ci sono produttori che si sono lamentati per il bando di questi pesticidi?
Non i nostri consorziati che hanno capito la scelta, ma altri produttori, come quelli del vino toscano o del mondo ceralicolo, che ci dicono “ma voi ci mettete in crisi con queste scelte, perché noi non possiamo fare agricoltura se demonizzate queste sostanze”. Ma il nostro è un esempio per il resto del mondo. Certo, il percorso della sostenibilità è lungo, ma ci sono stati già dei grandi miglioramenti, anche per merito delle critiche delle associazioni ambientaliste. C’è stata una crescita culturale da parte dei produttori e delle istituzioni.
E ora arrivano 1.200 nuovi ettari per il prosecco.
Nel bando per includere nuovi produttori nel disciplinare, abbiamo dato una priorità alle aziende ad indirizzo bio, soprattutto condotte da giovani, e ad altri elementi di sostenibilità del vigneto. È un cammino graduale e che va fatto assieme. Non accettiamo la demonizzazione.