Bolletta a 30 giorni, Tribunale di Milano “condanna” Sky: stop agli aumenti dell’8,6%

Sky non può continuare ad addebitare gli aumenti – circa l’8,6% – scattati in bolletta dal 1° aprile 2018 quando è tornata alla fatturazione mensile. È quanto ha deciso il Tribunale di Milano accogliendo l’azione inibitoria presentata dal Movimento consumatori contro i rincari “illegittimi” partiti con il ritorno alla fatturazione su base mensile prevista dalla legge 172/2017.

Sky, spiega in una nota l’associazione presieduta da Alessandro Mostaccio, ha comunicato alla propria clientela che a decorrere dal 1° aprile, l’importo di ciascuna fattura mensile sarebbe stato calcolato mantenendo fisso l’attuale costo dell’abbonamento annuale e dividendo tale importo per dodici mensilità, con eventuale arrotondamento dell’importo per difetto”Sky non comunicava, in particolare, che questa manovra avrebbe comportato un aumento del costo unitario di abbonamento e che, trattandosi di un aumento a svantaggio del cliente, ogni abbonato poteva recedere dal contratto senza costi e penali.

“Aumento il costo unitario del pacchetto”

“Il tribunale – affermano Paolo Fiorio e Corrado Pinna, avvocati che hanno difeso l’associazione nella causa –  ha precisato che anche se il costo annuale praticato da Sky non ha subito variazioni, la manovra attuata dalla nota pay tv ha comportato un aumento del costo unitario dei pacchetti scelti che rappresenta il punto di riferimento per i consumatori e per ogni offerta commerciale di Sky. La compagnia televisiva dovrà quindi da subito non applicare gli aumenti praticati dal 1° aprile di quest’anno. Se in futuro riterrà di proporre alla propria clientela un aumento del costo mensile lo dovrà fare in maniera corretta, chiara e trasparente, riconoscendo a ciascun abbonato il diritto di recedere dal contratto”.

“Secondo le stime effettuate dall’associazione – spiega Alessandro Mostaccio, segretario generale MC – ogni mese a partire da aprile scorso i quasi 5 milioni di clienti Sky pagano un corrispettivo per il servizio, superiore dell’8,6% rispetto a quanto pattuito. Si tratta di importi per i singoli consumatori che possono variare dai 3 ai 7 euro al mese, ma considerando tutta la clientela Sky si arriva a circa 20 milioni di euro al mese non dovuti. Movimento Consumatori invita Sky a restituire gli aumenti illegittimamente praticati, stornandoli dai corrispettivi dovuti, fin dalle fatture del mese di giugno. In caso contrario, l’associazione avvierà un’azione di classe diretta a ottenere la restituzione di quanto illegittimamente pagato dai consumatori, pari ad oggi a circa 40 milioni di euro”.