Caffè: “Nuoce alla salute. Va scritto in etichetta”. La causa? L’acrilammide

Il caffè come le sigarette: sui pacchetti dovrà essere riportata l’avvertenza “contiene sostanze che possono nuocere alla salute e provocare anche il cancro“. Lo ha stabilito con una sentenza choc il Tribunale di Los Angeles in California che ha ordinato al colosso statunitense del coffee Starbucks e ad altre 90 compagnie di riportare l’avvertimento salutistico sulle confezioni. Il motivo? Dalla tostatura dei chicchi di caffè si sprigiona l’acrilammide, il contaminante di processo che si sviluppa quando cibi con alto contenuto di amido, come il caffé e le patate, vengono cotti a una temperatura superiore a 120 gradi per un certo periodo di tempo. In particolar modo finisce sotto accusa la torrefazione dei chicchi che avviene a una temperatura elevata (in genere inferiore ai 200 gradi). Studi sugli animali hanno evidenziato un legame tra questa sostanza e alcuni tumori anche se negli uomini la probabilità è alta anche se non ci sono ancora conferme.

Acrilammide: caffe e patate i cibi-veicolo

Tuttavia secondo l’Efsa è una “sostanza genotossica e cancerogena (…) presente in un’ampia gamma di cibi di uso quotidiano, l’allarme riguarda tutti i consumatori, ma sono i bambini la fascia d’età più esposta, in base al peso corporeo”. I principali cibi veicolo negli adulti sono i prodotti fritti a base di patate (comprese patate fritte a bastoncino, crocchette e patate al forno) responsabili fino al 49% dell’esposizione media e il caffè che copre il 34% dell’esposizione.

Il tipo di tostatura aumenta il rischio

La sentenza potrà entro il 10 aprile prossimo essere appellata dalle compagnie statunitensi. Ma la domanda sorge spontanea: negli Usa viene usata una tostatura particolare che espone di più al rischio da parte dei consumatori? Esiste una modalità di torrefazione che può favorire la produzione di acrilammide

Per rispondere il Salvagente ha chiesto un parere al professor Giorgio Graziosi, già ordinario di Genetica presso l’Università di Trieste  e attualmente insegna Genetica al master internazionale “Coffee Economics and Science Ernesto Illy”: “Non ho mai condotto studi specifici ma esiste una buona probabilità che il tipo di tostatura, il livello della temperatura e il tempo di esposizione della materia prima, abbia effetti sulla produzione dell’acrilammide”. Negli Usa si usa una tostatura più spinta? “Possiamo dire che ogni compagnia ha il suo o meglio i suoi metodi. È poi è importante sapere la ‘storia’ di quel caffè ovvero come è stato trasportato e in quali condizioni è stato conservato prima di essere avviato alla lavorazione. Non è mai esagerato prendere in considerazione possibili rischi sulla salute tuttavia trovo inaccettabile provocare allarmi laddove non ne esistono le condizioni”.

Starbucks battuta da una Ong

Leggendo in rete alcuni pareri però possiamo capire che aziende come Starbucks, pur selezionando molto bene la materia prima, tendono ad “abbrustolire” troppo il caffè. II dato potrebbe non essere sfuggito alla Ong The Council for Education and Research on Toxics che 8 anni fa ha intentato la causa contro i big del coffee a stelle e strisce forti della legge dello Stato della California risalente al 1986, la cosiddetta Proposition 65 (Safe Drinking Water and Toxic Enforcement Act) che obbliga le aziende ad avvertire i consumatori sulla presenza di alti livelli di una sostanza considerata nociva.

Alcune aziende del settore hanno preceduto il verdetto raggiungendo un accordo e soprattutto cedendo all’etichetta mentre altre hanno deciso di aspettare confidando nel fatto che ancora non esiste un fondamento scientifico che confermi la relazione fra acrilamide e tumore. L’associazione che raggruppa i produttori americani, la National Coffee Association, ha sostenuto la etichette possano fuorviare i consumatori ricordando che “secondo le direttive guida dietetiche del governo americano il caffè fa parte di uno stile di vita salutare”. Starbucks al momento non ha commentato la sentenza.