L’allerta: “Efferalgan, Nurofen & Co. contengono biossido di titanio”

Biossido di titanio sottoforma di nanoparticelle presente in medicinali molto diffusi come l’Efferalgan e il Nurofen usati per alleviare febbre e raffreddore. È questa la conclusione al quale è arrivato il test condotto in Francia dal mensile 60 Millions de Consommateurs sui farmaci usati contro i mali di stagione. In sei rimedi farmacologici – Efferalgan, Nurofen, Spasfon, Zyrtecset, Doliprane, Euphytose – il mensile francese ha rintracciato il controverso biossido di titanio in nanoparticelle usato anche come rivestimento.

Dai dolci ai farmaci passando per cosmetici e pitture

L’additivo E171 è molto usato come colorante negli alimenti (è il “bianco” classico delle caramelle) ma anche in tantissimi altri ambiti merceologici: nei farmaci, cosmetici, dentifrici, creme solari e prodotti farmaceutici, ma anche nelle pitture e nei materiali da costruzione. Il suo impiego come nanomateriale desta più di una preoccupazione per i potenziali effetti nocivi sulla salute umana.

Lo studio francese: “È pericoloso”

Chiariamolo subito i giudizi non sono equanimi: l’Efsa non lo ha giudicato “nocivo” anche se ne ha suggerito nuovi studi mentre alcune autorità nazionali lo hanno giudicato potenzialmente tossico. L’Istituto agronomico nazionale francese (Inra) che in collaborazione con l’Agenzia nazionale d’oltralpe per la sicurezza alimentare (Anses), il Cea, l’Università Grenoble-Alpes, il synchrotron Soleil e l’Istituto di Scienza e tecnologia del Lussemburgo hanno condotto uno studio sulla pericolosità dell’additivo studiando gli effetti sui ratti. Se è vero che i risultati dell’indagine non sono direttamente applicabili all’uomo, è anche vero che gli studiosi mettono in guardia rispetto all’utilizzo del biossido di titanio (TiO2). Già dal 2006, l’Anses ha alzato il livello di attenzione su questo additivo mentre a settembre scorso l’Efsa ha concluso la sua revisione sul biossido di titanio sostenendo che “i dati tossicologici disponibili sul biossido di titanio non indicano effetti nocivi collegati alla sua assunzione per via orale”.

Il cancro nei ratti

Nello studio pubblicato su “Scientific Reports”, per 100 giorni, i ricercatori hanno somministrato ai ratti 10 mg per ogni chilo di peso corporeo di biossido di titanio, una dose simile all’esposizione umana media.  Gli studiosi hanno notato che nel gruppo di ratti sani esposto all’additivo, 4 su 11 hanno sviluppato delle lesioni pre-neoplastiche spontanee. “Queste conclusioni – fanno sapere i responsabili dello studio – dimostrano che l’assunzione di biossido di titanio è associata ad una fase iniziale della carcinogenesi del colon retto negli animali. Tanto basta – concludono – per sollecitare uno studio approfondito sul tema”.