Sfruttano i dati dell’Ufficio brevetti e parte la truffa del marchio registrato

Di tentativi di phishing, truffe effettuate spacciandosi per altri, è pieno il web, ma quando la frode arriva via posta ordinaria, all’indirizzo di casa, siamo di fronte a qualcosa di veramente insolito. La disavventura è capitata a un nostro lettore, Federico V. da Roma, che il 17 novembre si era recato presso l’Ufficio italiano brevetti e marchi a registrare il nome della sua band.

La strana lettera

“Pago circa 200 euro, e l’impiegata mi dice che entro un anno riceverò una comunicazione dall’ufficio per l’accettazione definitiva della richiesta”, spiega Federico al Salvagente, che pensava di aver chiuso la faccenda. “A metà febbraio, invece, mi arriva a casa una lettera intestata a me, da parte del “registro dei marchi italiani” in cui si fa riferimento alla mia richiesta di novembre, citando correttamente tutti i dati, dal giorno al numero di protocollo fino all’indirizzo dell’ufficio in cui ero andato e al marchio da registrare”. La lettera propone al signor Federico la registrazione del marchio per dieci anni “a condizione di effettuare il pagamento della somma cui l’ammontare e la modalità di calcolo è stato indicato nella seguente tabella”. La somma totale da pagare risulta essere 1.236 euro, e il versamento va fatto entro pochi giorni tramite bonifico a un conto corrente indicato.

L’ufficio: è una truffa

“La lettera mi ha molto insospettito, anche per la somma richiesta, spropositata, così ho mandato una mail alla funzionaria che aveva seguito la mia pratica”, spiega Federico. La risposta via mail è netta: “E’ una truffa, Lei non deve pagare nulla, se vuole denunciare alle autorità competenti la fattura ingannevole, di seguito trova il link del sito dell’UIBM dedicato dove può trovare le informazioni necessarie per una eventuale denuncia”.

Inquietanti interrogativi

La risposta dell’ente preposto alla registrazione del marchio chiarisce un punto ma spalanca la porta ad altri ben più inquietanti interrogativi. È vero che il nome del marchio da registrare, del titolare della richiesta, della data della stessa e del protocollo relativo sono rintracciabili nel database pubblico dell’Ufficio italiano brevetti e marchi, ma come hanno fatto i truffatori ad associare il nome di Federico al suo indirizzo di residenza? Com’è possibile che un truffatore sia entrato in possesso dei dati sensibili di un cittadino che si è rivolto a un ufficio pubblico? C’è una “talpa” negli uffici? Sono stati hackerati i server del Registro dei marchi? È un caso singolo o questo genere di truffe vengono tentate sistematicamente su molte delle persone che si recano a registrare un marchio o un brevetto? Com’è possibile che davanti a una segnalazione del genere, la funzionaria si limiti a segnalare il link per fare una denuncia e non si faccia parte attiva contro un truffatore che mina la credibilità del suo istituto? Abbiamo contattato la persona che ha risposto via mail al signor Federico, e stiamo attendendo una risposta.

Lo stesso nome dietro una truffa del 2012

Quello che rende ancora più grave la situazione, se possibile, è quanto abbiamo scoperto scannerizzando il Qr code presente in alto a sinistra sulla lettera fittizia. Veniamo rimandati a un nome e un indirizzo: Alessandro Semi Galkiewicz, director, A-286 Suarl, 51, Av. 2 mars, Akouda, 4022, Tunisia, seguito dal link www.proprietà-industriale.org, un sito civetta che si spaccia per portale del registro italiano. Questo Alessandro Semi Galkiewicz risulta essere l’identità (non sappiamo se reale o fittizia) utilizzata nel 2012 per un’ondata di truffe analoghe ai danni di varie imprese in Polonia, finita su diversi giornali polacchi. Ci si chiede com’è possibile che a distanza di otto anni, la stessa persona riproponga impunemente lo stesso trucco in Italia, dove tra l’altro, l’allarme era già stato lanciato dal sito marchiodimpresa.it lo scorso ottobre.