Cartello su farmaci per la vista: Corte Ue contro Roche e Novartis

Cartello per far scegliere agli italiani un farmaco più caro di uno equivalente. L’accusa mossa dall’Antitrust alle aziende Roche e Novartis, infatti, che è costata una sanzione di 180 milioni rispetto agli accordi presi per i farmaci Avastin e Lucentis, regge anche di fronte ai giudici di Bruxelles.

Una storia da districare

La storia è un po’ intricata, ma vale la pena seguirla: il farmaco Lucentis è di proprietà del gruppo Roche ma lo sfruttamento commerciale è affidato al gruppo Novartis, con un accordo di licenza. La Roche invece commercializza l’Avastin. Così come ricostruisce il Quotidianosanità.it, il corto circuito tra i due medicinali è dovuto al fatto che il Lucentis è autorizzato dall’Agenzia europea per i medicinali per il trattamento delle malattie oftalmiche, cioè legate agli occhi e alla vista, come l’edema maculare, mentre l’Avastin per il trattamento di patologie tumorali. Eppure, quest’ultimo viene utilizzato spesso per curare le stesse patologie del Lucentis perché costa molto meno.

Il cartello

Secondo l’Agcm, che nel 2014 bastona le due aziende con una maxi-multa, Roche e Novartis si sarebbero messe d’accordo per diffondere tra i medici informazioni riguardo la minore sicurezza dell’Avastin per le malattie oftalmiche, in modo da favorire la prescrizione del Lucentis, per altro coperto dal Sistema sanitario nazionale. Un vero e proprio accordo di cartello tra due aziende leader del settore farmaceutico ai danni del consumatore. Roche e Novartis avevano fatto ricorso al Tar Lazio (che aveva respinto la richiesta) e successivamente alla Corte di giustizia europea sulla base soprattutto di una dato: L’Avastin non è autorizzato dall’Ema per i trattamenti di malattie oftalmiche ma per patologie tumorali, dunque non ci sarebbe conflitto d’interessi, perché i mercati sarebbero distinti

La palla passa al Consiglio di Stato

La Corte europea ha deciso di non esprimersi contro l’Antitrust, confermando al contrario l’esistenza dei presupposti per un cartello, in quanto il mercato di fatto è lo stesso, e ha rimandato la questione al Consiglio di Stato italiano, che dovrà esprimersi sul ricorso.