Facciamo saltare il tappo sui miti alimentari nei confronti delle bollicine

Un brindisi non si nega a nessuno, specie di questi tempi. E neppure un secondo, un terzo… Prima di esagerare o, al contrario, considerare una temibile minaccia anche solo bagnare le labbra nelle bollicine, vediamo di fare chiarezza con i miti alimentari di questa settimana.

Al cenone farò un botto incredibile per festeggiare l’anno nuovo, ma solo con il mio spumante…

VERO/FALSO È fuori discussione che l’ultimo giorno dell’anno appena passato deve essere festeggiato come merita e come si conviene per cui un bel botto, ma fatto con un buon spumante italiano o per chi può con dello champagne di gran pregio è sempre da preferire ai fuochi di artificio specie quelli di origine illegale. C’è da dire che stappare in tempo uno spumante non è cosa facile e che il suono così spettacolare che tutti ci aspettiamo non è facile da ottenere lasciandoci spesso l’amaro in bocca di essere andati fuori tempo massimo. Il migliore modo per non sprecare troppo un nettare come uno spumante è aprire per torsione il tappo di sughero, facendo leva con un pollice di una mano e con il palmo dell’altra limitandosi però a un altrettanto bene augurante rumore che si accompagnerà all’apertura senza rischi di far arrivare il tappo su qualcuno, rovinare un bel tappeto o una tovaglia oppur sprecare metà bottiglia perché si è dovuto agitare molto il contenuto. Se si vuole un po’ più schiuma il trucco è nel tenere la bottiglia in orizzontale prima di aprirla per un po’ e agitarla non troppo.

L’avanzo? Lo lascio in bottiglia; basta inserire il manico di un cucchiaino perché si conservi…

FALSO Il mito del cucchiaino “salva frizzantezza” è del tutto aleatorio, studi scientifici confortano solo l’ipotesi che le bolle appena salta il tappo si sentono libere di volare nell’anno nuovo senza più nessuna coercizione.

Mi sento più ubriaco bevendo gli spumanti e le mie peggiori sbornie sono quelle del Capodanno

VERO La verità è che il primo dell’anno ci si sente molto meno in forma che dopo una bella cena fatta magari un convenzionale 12 di aprile, ma questo perché gli eccessi in questa notte del cenone sono veramente tanti e l’alcool si va solo ad aggiungere ai tanti grassi, ai carboidrati, alla lunga notte in bianco etc. Come qualsiasi vino o bevanda alcolica anche lo spumante provoca i suoi effetti che sono proporzionali al numero di brindisi e alla capienza dei calici usati. La presenza delle bollicine non rende più ubriachi, ma è più facile eccedere con lo spumante dopo un cenone abbondante, dove abbiamo voglia di liberarci dell’anno passato e di certo una mano al reset di memoria può essere dato, sia pure momentaneamente, dallo spumante. Le bollicine, da sole, non fanno assolutamente ubriacare, ma è quello che c’è intorno ad esse nel bicchiere che involontariamente ci porta a uno stato di euforia e di ebrezza lento a essere salutato.

Tutti gli spumanti sono Champagne e viceversa…

FALSO Questa affermazione è del tutto scorretta e in maniera anche molto grossolana. Un vino che produce della “spuma” appena aperto ovvero produce dell’anidride carbonica prodotta per fermentazione naturale è di conseguenza uno “spumante” ovvero un vino effervescente. Esistono vari vini che hanno dei disciplinari molto rigidi protetti dai marchi comunitari che garantiscono la qualità e la loro provenienza geografica. Gli champagne sono dei vini effervescenti ottenuti con il metodo classico “Champenoise”, che usa solo tre varietà d’uva: il Pinot Noir, il Pinot Meunier e lo Chardonnay che sono coltivate solo nella regione chiamata della Champagne. I primi due sono dei vitigni a bacca rossa, che sono vinificati però in bianco dando pienezza e aroma fruttato allo Champagne e sono poi fermentati separatamente, i vini delle tre varietà sono assemblati in proporzioni diverse originando la cuvée, cioè il vino di base definitivo che sarà poi trasformato con un grado alcolico non superiore a 11% vol.. Questa gradazione non eccessiva consente di servire lo champagne anche come antipasto apprezzandone a pieno le sue qualità sensoriali.

Dal due di gennaio non berrò più alcolici per almeno due o tre mesi, mi disintossico e posso tornare come nuovo

FALSO Sarebbe bellissimo cancellare con un mese o due di astinenza i danni provocati dagli abusi di alcool fatti nei restanti mesi dell’anno. Gli eccessi del cenone rappresentano ben poco cosa se sono fatti dopo mesi di eccessi. L’astinenza da alcool anche per due mesi non porta alcun vantaggio a lungo termine al nostro fegato perché un periodo così breve non gli consente di guarire dai danni fatti anche solo considerando gli stati d’infiammazione epatica che si sono accumulati in quasi un anno di eccessi. Spesso l’astinenza post-cenone rientra nella categoria dei buoni propositi che fanno il paio con il dimagrire e fare attività sportiva in modo regolare e che scriviamo nella letterina alla Befana. Basterebbe in alcuni casi compensare gli eccessi nel bere e nel mangiare e le autolimitazioni che ci imponiamo nel muoverci un po’ di più con uno stile di vita più salutistico e salutare e il cenone sarebbe solo una felice parentesi di allegria e di serenità senza ulteriori sensi di colpa.