Bollette a 28 giorni: approvato lo stop al Senato. Cosa cambia tra rimborsi e sanzioni

La fine delle bollette a 28 giorni viene ormai data per certa. Bisognerà aspettare alcuni mesi per l’entrata in vigore della nuova normativa, ma la notizia dell’approvazione in commissione al Senato dell’emendamento di Silvio Lai (Pd) al Decreto legge fiscale è un’ottima notizia per i consumatori (Dopo il passaggio in Aula entro venerdì lla Camera dovrebbe essere votata a breve senza modifiche).

Cosa cambia

Dal momento dell’entrata in vigore del decreto fiscale, secondo quanto prevede l’emendamento all’articolo 19 bis, i gli operatori “di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche” avranno 120 giorni di tempo per adeguarsi e smettere di fatturare a 28 giorni. Da allora saranno possibili solo fatturazioni mensili, ad esclusione – come chiarisce il testo – dei servizi “promozionali a carattere temporaneo di durata inferiore al mese e non rinnovabile, su base mensile o multipli del mese”.

Le sanzioni

Che succede agli operatori che non si adeguano? Le sanzioni previste dal Codice delle comunicazioni per questo tipo di violazioni vengono raddoppiate a portate a un minimo di 240mila euro a un massimo di 5 milioni.   A vigilare e a comminare le sanzioni sarà l’Autorità garante per le comunicazioni (Agcom) che dovrà indicare anche il termine entro cui addebitare i rimborsi, in ogni caso non inferiore a 30 giorni. Ad ogni singolo utente vittima della bolletta irregolare, infatti, spetteranno 50 euro forfettari di rimborso più 1 euro per ogni giorno che passa a partire dal termine di rimborso deciso dall’Agcom. Si spera che l’Autorità mostri il pugno duro nella pratica, comminando sanzioni massime e dando il minimo di tempo consentito agli operatori per rimborsare i propri clienti. Nulla da fare purtroppo per chi sta pagando le bollette a 28 giorni, con un aumento effettivo dell’8,6% rispetto alla tariffazione mensile: nessun rimborso è previsto per il pregresso, su cui però le associazioni dei consumatori sono pronti ad aprire dei contenziosi.

Gli operatori: ci adegueremo

Nonostante le polemiche degli scorsi mesi, seguite agli ammonimenti dell’Agcom negli scorsi mesi, i gestori nelle ultime ore hanno promesso di adeguarsi al più presto, come testimoniano le dichiarazioni degli amministratori delegati di Tim, Vodafone e Fastweb. 

Fibra trasparente

In generale, l’emendamento approvato invita gli operatori a comunicare con la necessaria trasparenza le proprie politiche commerciali ai potenziali clienti, a partire dalla connessione via fibra ottica ad internet. L’emendamento richiede infatti che venga informato adeguatamente il cliente sul tipo di copertura infrastrutturale. Se la copertura della fibra non arriva fino all’unità immobiliare, ma si ferma all'”ultimo chilometro”, potrebbe essere considerata pratica commerciale scorretta proporla come “internet con fibra ottica” (ma toccherà all’Autorità entro 60 giorni dall’entrata in vigore del decreto stabilire quale sono le definizioni tecniche corrette).