Oms: stop agli antibiotici per l’uomo negli allevamenti

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) chiede di fermare l’utilizzo di antibiotici importanti per la salute umana usati sugli animali da alimentazione, attraverso delle nuove linee guida. Negli ultimi anni, infatti, l’allarme sui rischi dell‘antibiotico-resistenza è stata sollevato da diverse agenzie in tutto il mondo, secondo cui ogni anno nel mondo un milione di persone muoiono per infezioni resistenti agli antibiotici e si calcola che nel 2050, se non si fa nulla, si arriverà a 10 milioni. “C’è stata molta attenzione a ridurre l’uso degli antibiotici nella medicina umana e questo è estremamente importante”, dichiara a Consumer Reports Jean Halloran, direttore delle iniziative in materia di politica alimentare dell’Organizzazione mondiale della sanità. “Ma l’Oms è ora molto chiaro che questa è una minaccia diretta per la salute umana”. Per la prima volta l’agenzia dice con forza che gli antibiotici non devono essere utilizzati negli animali in assenza di malattia.

Che cosa dicono le linee guida

Le quattro raccomandazioni principali delle linee guida dell’Oms sono le seguenti. Innanzitutto dovrebbe esserci una “riduzione globale” nell’uso di antimicrobici importanti nella medicina umana (che includono antibiotici e farmaci antifungini) negli animali da allevamento. Inoltre, gli stessi non devono essere utilizzati per la promozione della crescita negli animali da allevamento. Gli antimicrobici che sono importanti nella medicina umana non devono essere utilizzati per la prevenzione delle malattie degli animali, e infine, quelli che sono considerati “particolarmente importanti” per l’uomo, non vanno utilizzati in nessun animale, neanche per trattare un’infezione diagnosticata.

lo studio: le restrizioni funzionano

Alla base delle nuove linee guida dell’Oms c’è la revisione sistematica pubblicata in The Lancet Planetary Health , secondo cui limitare l’uso degli antibiotici negli animali utilizzati per l’alimentazione umana funziona: i batteri resistenti agli antibiotici in questi animali sono stati ridotti anche del 39%. Questa ricerca ha guidato lo sviluppo delle nuove linee guida dell’Oms.