Glifosato, test Usa: presente nei principali marchi di succhi di arancia

I cinque principali marchi di succhi di arancia 100% venduti negli Stati Uniti sono contaminati da glifosato. A rivelarlo un test di laboratorio condotto dalla ong Maa, Moms Accros America, un’associazione che si batte contro la presenza degli Ogm e di composti chimici dannosi per la salute, con l’obiettivo di avere “mamme informate, bambini protetti”.

I risultati e l’effetto cocktail legato alla dieta

L’associazione ha portato in laboratorio due campioni per ogni marchio di succo di frutta e i risultati non hanno lasciato dubbi: si va da un minimo di 4,33 parti per miliardo (ppb) della Kirkland a un “allarmante” 26,05 ppb della Tropicana. Qui i risultati in dettaglio.

Dati lontani dal livello massimo di residuo ammesso negli States dall’Epa, l’Autorità di controllo ambientale, che fissa in 30 ppm (parti per milione) il glifosato negli agrumi. Tuttavia replicano da Maa: “I sostenitori dell’agricoltura chimica affermeranno che questi livelli sono troppo bassi per causare danni e sono sicuramente inferiori al limite di legge. Tuttavia studi hanno dimostrato che solo 0,1 ppm (100 ppb) di glifosato distrugge i batteri utili per l’intestino, indebolisce il sistema immunitario e può causare ad un’ampia varietà di problemi di salute e neurologia”. E visto che è la somma che fa il totale, la ong aggiunge: “Considerando la dieta standard americana, ricca di grano, zucchero, farina d’avena, soia e mais, che hanno livelli di glifosato anche fino a 6.000 ppb o 1,67ppm, un bambino può facilmente superare il 100 pbb visto che con un bicchiere di succo d’arancia arriva fino a 26 ppb”

Come ci finisce il glifosato nell’agrume?

Ma come ci può finire il glifosato nell’aranciata? La risposta è abbastanza scontata: attraverso il diserbo ovvero “passando” sotto all’agrumeto l’erbicida Monsanto RoundUp, il più usato al mondo. Figuarsi negli Usa. In Florida, la Mecca degli agrumeti, vengono sparse due tonnellate per miglio quadrato di glifosato. Eppure la fonte potrebbe essere anche un’altra, come ci spiega Roberto Pinton, esperto del settore e consigliere delegato di FederBio: “Oltre che dai diserbanti, il glifosato può arrivare alla pianta dalle falde acquifere inquinate dalle quali gli agrumeti attingono acqua”.

Pinton: “Diserbare? Non serve. Anzi è controproducente”

Ma serve davvero eliminare le erbacce dai frutteti visto che sono molto poco “infestati”? Ci aiuta ancora Pinton: “Assolutamente no, anzi da un punto di agronomico direi che è illogico. L’erba serve ad evitare il dilavamento, in caso di siccità ostacola l’evaporazione dal terreno e contribuisce a tenerlo umido, alimentando la pianta. In caso di forti piogge invece la presenza di erba funziona da ‘riduttore del flusso’, come quelli che applichiamo ai nostri rubinetti, e quindi favorisce l’assorbimento dell’acqua nel terreno”. Della serie: perché contaminare terrene e raccolti di una sostanza che fa più bene che male?