Truffa dei servizi a sovrapprezzo , il nuovo trucco che aggira i rimborsi

I maghi delle truffe dei servizi a sovrapprezzo telefonici hanno trovato un nuovo modo per sottrarre soldi ai consumatori a loro insaputa. Come racconta l’ampio servizio sul Salvagente di novembre, “Come ti frego con un click”, la tecnica dell’attivazione di un servizio premium del costo di 5 euro al mese, tramite la pressione involontaria su un link nascosto su una pagina web visualizzato tramite smartphone, è ancora molto diffusa. Gli operatori, interpellati dal Salvagente, hanno risposto esponendo le misure messe in atto per essere involontariamente corresponsabili delle frodi: basta chiamare il servizio clienti del gestore per chiedere la disattivazione del servizio attivato a propria insaputa e richieder il rimborso della somma già sottratta (purché la richiesta avvenga nell’arco di pochi giorni dall’attivazione).

Servizio on demand? Niente rimborso

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Forte di questa informazione, il lettore del Salvagente, Marco L. di Roma racconta: “Mi sono accorto controllando i costi del mio conto tramite l’App MyTim che qualcosa non quadrava. Alle 12.57 del 30 ottobre scorso, mi era stata attribuita una spesa per un servizio non identificato di 2,44 euro“. Marco controlla tra gli sms e scopre un messaggio ricevuto proprio a quell’ora del 30 ottobre, inviato da [Wap push] e come testo uno strano link: http://celebrity-gossip.eu/c/d7Xq. Il nostro lettore racconta: “Non ho mai attivato nessun servizio a pagamento né ho cliccato su quel link, per cui ho telefonato al 119 di Tim chiedendo la sospensione del servizio e il rimborso. Ma con mia sorpresa mi è stato risposto che si poteva attivare il blocco dei servizi a pagamento ma non avrei avuto indietro i miei soldi”. La motivazione che viene fornita al signor Marco è che non si tratta di un servizio ad abbonamento ma di un servizio on demand: il pagamento è una tantum e corrisponde a un servizio che viene realizzato con un solo invio, nel caso del nostro lettore l’sms con il link”. Se ha ragione l’operatore di Tim, significa che i content provider e gli intermediari pubblicitari truffaldini hanno trovato un nuovo modo per aggirare le misure di sicurezza messe in atto dai gestori telefonici, che – va detto – da ogni servizio a pagamento ricavano una porzione che si aggira attorno al 50% del prezzo.

Il gossip su Asia Argento non richiesto

Incuriositi dalla storia del lettore romano, abbiamo visto cosa si nascondeva dietro il link ricevuto da Marco. Ad aprirsi una pagina dal titolo “Celebrity gossip” con una striminzita notizia sulla festa di compleanno casalinga di Asia Argento. Queste poche righe dal valore di 2,44 euro, sarebbero il servizio richiesto a propria insaputa dall’utente. I termini e le condizioni di Celebrity Gossip ci spiegano che “si tratta di un Servizio on demand, riservato ai maggiorenni. L’addebito verrà effettuato sull’utenza telefonica del cliente da cui è stata fatta richiesta del servizio. A fronte della propria richiesta del servizio Celebrity Gossip il Cliente acconsente che – in virtù della natura del Servizio stesso – questo gli sia prestato immediatamente. Fruendo dell’offerta l’utente acconsente alla perdita del diritto di recesso come previsto dall’articolo lettera o) del “Codice del Consumo” D. Lgs. 6 settembre 2005,206″. E questo è il trucco che rende questo nuovo metodo vincente per chi intenda utilizzarlo come una truffa: al contrario degli abbonamenti, questo è un servizio istantaneo, che presumendo il consumo immediato del contenuto ricevuto, esclude il cliente dal diritto di recesso”. Truffati e beffati!

Il mistero dell’azienda italiana con sede in brasile

Riguardo Celebrity Gossip ci colpisce che l’azienda fornitrice del servizio è l’a ALAMS LTDA, con sede legale a San Paolo in Brasile, ma il numero per l’assistenza clienti, 0232069473, ha il prefisso di Milano. Chiamamo per avere spiegazioni e l’operatrice ci spiega che il rimborso va richiesto all’azienda fornitrice, che però secondo quanto ci dice lei è la A-tono. Fornisce servizi digitali di vario tipo e ha tre sedi in Italia (Milano, Pontedera e Catania) e una a San Paolo. Proviamo a chiedere spiegazione al numero presente sul sito, ma nessuno risponde.

Le domande senza risposta

Rimangono in piedi tutte le domande: Perché un’azienda italiana dichiara di fornire servizi dal Brasile e per di più con il nome di un’altra azienda? Gli operatori telefonici sanno che le nuove truffe a servizio aggiunto passano dal servizio on demand? Perché chi viene frodato con questo metodo, non ha diritto a un rimborso?