Perché il ministero non spiega il silenzio di un anno sulle uova al fipronil?

In molti lo avrete visto e sentito nei telegiornali della serata di ieri. Tranquillizzante e sicuro di sé, Giuseppe Ruocco, capo della Direzione generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti e la nutrizione del ministero della Salute, ha spiegato che i campioni di uova risultati positivi al fipronil in Italia, pur superando il valore limite, sono molto sotto la soglia di tossicità acuta. In due parole, nessuna conseguenza per la salute umana. Anche se fossero sfuggiti ai controlli.

E così è, senza dubbio. La versione rassicurante, però, assomiglia troppo a quanto già visto in passato. Pur senza l’effetto scenico di un ministro che addenta mozzarelle (durante lo scandalo diossina), di un altro che imbraccia una cotoletta di pollo o una bistecca (in pieno allarme sui mangimi contaminati o sulla Bse), ancora una volta il ministero indossa i panni del genitore di buon senso e prende per mano gli italiani per evitare il panico (almeno secondo gli onorevoli intenti del dicastero).

Un atteggiamento che tace, però, alcuni fatti gravi di questa crisi. E probabilmente anche alcune responsabilità oggettive. Vediamole.

 

Un anno di troppo per reagire

L’abbiamo raccontato più volte: il caso fipronil non nasce ora. È nato per lo meno nel giugno del 2016, quando il Consiglio Sanitario belga aveva pubblicato una relazione sui pericoli del Fipronil. La relazione era stata inviata ai Ministri della sanità pubblica e dell’ambiente e alle Agenzie alimentari. Cosa hanno fatto per un anno dal nostro ministero della Salute?

Niente, fino a prova contraria e fino a che l’allarme non è stato confermato dall’ennesimo scandalo.

Da quello che risulta al Salvagente, c’è da dire che il dicastero della Lorenzin non è il solo.

Sono serviti quasi 14 mesi perché anche i produttori prendessero sul serio il monito del Consiglio Sanitario europeo.

Scrive, ad esempio, FoodNavigator.com (uno dei portali più informati sulla produzione alimentare) che

Merieux Nutriscienze ha spiegato proprio in questi giorni come la domanda di test per le uova e le carni di pollo, nonché i prodotti in cui le uova vengono utilizzate come ingrediente sia enormemente aumentata in Germania, Belgio e Francia.Un altro importante laboratorio,
Agrolab, ha dichiarato che riceve una media di 50-100 campioni al giorno e prima del 24 luglio non c’era quasi alcuna richiesta di tale analisi.

Avete capito bene. Fino a luglio nessuno cercava il fipronil, a 13 mesi di distanza dal monito degli scienziati comunitari.

Colpa dei ministeri che non hanno ritenuto di dare seguito ai moniti del Consiglio?

Qualcuno dovrebbe darci una risposta.

Quello che il ministero non dice

Insomma c’è da stare tranquilli e sereni, come ci consiglia Ruocco, o c’è da diffidare? Noi del Salvagente siamo convinti che finché un sistema che dovrebbe prevenire e non correre appresso ai buoi (o alle uova) quando le stalle sono state aperte per 12 mesi, non ammette e corregge le sue falle, è difficile stare tranquilli.
Un dato per riflettere al di là delle performance televisive: le autorità olandesi hanno identificato 180 aziende in cui è stato utilizzato il fipronil dal 1 ° gennaio 2017. Non ci vuole un genio per pensare che siano molte, molte di più da quando il fenomeno criminoso (l’aggiunta di un insetticida vietato in questi casi) è iniziato…

Di fronte a uno scandalo che fa enormi danni al mercato e mina la fiducia dei consumatori, ci sarebbe piaciuto che i tanti alti dirigenti della Salute europei spiegassero ai consumatori perché non hanno fatto quanto dovevano per prevenirlo. Visto che erano avvertiti…