Miele, crolla la produzione: 2 barattoli su 3 sono esteri

Stress da caldo anche per gli animali nei pascoli, nei pollai, nelle stalle e negli alveari. Se le mucche con le alte temperature stanno producendo fino al 20% circa di latte in meno rispetto ai periodi normali, la produzione di miele made in Italy è ai minimi storici, dimezzata rispetto alla media, per un totale quest’anno attorno alle 10mila tonnellate (l’anno scorso il raccolto, comunque già scarso, è stato di 16mila tonnellate).

L’allarme è stato lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati del Sistema di allerta caldo del CREA. La grave situazione si è determinata a causa delle gelate primaverili e del successivo caldo torrido, senza dimenticare gli incendi che hanno fatto strage di decine di milioni di api. A salvarsi un pò solo il raro miele di montagna, mentre quello di pianura è stato fortemente colpito dal caldo anomalo.

“Il crollo dei raccolti nazionali – spiega Coldiretti – apre le porte alle importazioni di miele di minore qualità con gli arrivi dall’estero che hanno già raggiunto oltre 7mila tonnellate nei primi quattro mesi del 2017, e se il trend sarà confermato sugli scaffali due barattoli su tre saranno stranieri”.

L’inchiesta del Salvagente

Già una nostra inchiesta del settembre 2015 metteva in luce questa situazione.

Due barattoli di miele su tre – scrivevamo – venduti nei nostri negozi e supermercati provengono dall’estero perché in questa produzione il nostro paese non è autosufficiente. La conseguenza è che l’Italia è al sesto posto nella classifica dei maggiori importatori mondiali di miele. Gli arrivi provengono principalmente dall’Ungheria. Seguono la Cina, la Romania, l’Argentina e la Spagna. In ballo non c’è una questione di trasparenza. L’indicazione del paese d’origine del miele, infatti, è in etichetta e questo consente una scelta consapevole da parte del consumatore. A fare
la differenza è, invece, la qualità come ci spiegava Roberto Colombo, Crea-Api,
ente di riferimento italiano per la ricerca in apicoltura e bachicoltura: “Basti considerare che si tratta di un miele che arriva sul nostro mercato già vecchio in quanto ha compiuto un viaggio di almeno 6 mesi senza trascurare il fatto che il più delle volte è un prodotto che nasce con lo scopo di essere scambiato al prezzo più basso possibile”.

“Non dobbiamo sottovalutare – aggiungeva il dottor Colombo – anche tutta la questione relativa ai contaminanti usati in agricoltura. Il nostro paese è tra i più rigorosi su questo aspetto e non consente l’uso di diversi farmaci in apicoltura, ad esempio gli antibiotici”. Non è così per tanti altri paesi dai quali l’Italia importa ingenti quantità di miele, ad esempio l’Argentina, gli Usa e il Canada. E i controlli alle frontiere non sono di certo una tutela sufficiente.

Come giudicare leggendo solo l’etichetta

I barattoli di miele – preferibilmente con il sigillo di garanzia – sono tra i pochi prodotti che non avranno mai una lista degli ingredienti dato che si tratta di un alimento naturale al quale non deve essere aggiunto nulla.
In etichetta devono comparire:
la denominazione di vendita che può essere accompagnata da “criteri specifici di qualità” (biologico, non scaldato) ma che, tuttavia, non devono in alcun modo essere di natura tale da indurre in errore l’acquirente, in particolare “sull’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata, l’origine o provenienza, metodo di lavorazione
o produzione” o “attribuendo all’alimento effetti o proprietà che non possiede” e “suggerendo che l’alimento possiede caratteristiche speciali, quando in realtà tutti gli
alimenti analoghi possiedono le stesse caratteristiche”. Per esempio indicazioni come “miele al 100%” e “miele di api” non sarebbero accettabili in quanto tutto il miele
possiede tali caratteristiche;
la quantità;
il nome o la ragione sociale o il marchio depositato e la sede, o del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nella Ue;
la sede dello stabilimento di produzione o confezionamento (se diversa dal fabbricante o confezionatore);
il lotto di produzione identificato da un codice, determinato dal produttore o dal confezionatore o dal primo venditore stabilito nella Unione europea, preceduto dalla
lettera “L”. L’indicazione del lotto non è richiesta quando il TMC figura con la menzione almeno del giorno e del mese;
il termine minimo di conservazione (TMC), espresso con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, quando la data contiene il riferimento al giorno, o con “da
consumarsi preferibilmente entro la fine” negli altri casi. È determinato dal produttore o dal confezionatore o, nel caso di prodotti importati, dal primo venditore stabilito nell’Ue, ed è apposto sotto la loro diretta responsabilità;
il paese o i paesi d’origine in cui il miele è stato raccolto (Stato).