Olio, dati Ismea confermano: annata disastrosa. Cosa è finito in bottiglia?

La campagna olearia 2016/2017 si candida a diventare la peggiore di sempre con un calo della produzione del 62%. A certificarlo il report Ismea su dati Agea: la produzione si è attestata a 182 mila tonnellate con un calo vistosissimo rispetto all’annata precedente.
La scarsa produzione ha condizionato notevolmente sia il mercato interno, con prezzi all’origine dell’extravergine che, in alcuni periodi, hanno superato i 6 euro/kg, come media nazionale, sia gli scambi con l’estero, che nei primi quattro mesi del 2017 hanno registrato una flessione del 19% dei volumi esportati e un contemporaneo incremento del 20% degli acquisti, soprattutto di olio di provenienza spagnola.
“La campagna di raccolta 2017/18 – precisa in una nota Ismea – si prospetta più abbondante di quella precedente ma risentirà certamente degli effetti di un inverno particolarmente rigido, seguito da gelate primaverili e siccità estiva“.

Un calo fino all’85%

Il record negativo spetta alla Basilicata con un meno 85% rispetto all’annata precedente. Seguono la Calabria (-81%) la Sicilia (-73%) e le Marche (68%). Tra le regioni a maggiore vocazione olearia la Puglia ha registrato un calo del 57% e la Toscana del 21%.

Cosa sarà finito in bottiglia?

I prezzi all’origine hanno subito un rialzo e questo si è riflettuto anche allo scaffale. Per quanto riguarda l’extravergine i prezzi all’origine hanno raggiunto i 6 euro mentre in Spagna, Grecia e Tunisia si sono fermati alla metà: 3 euro. Questo sicuramente ha favorito l’import per sopperire il crollo della materia prima e infatti le importazioni dalla Spagna sono cresciute del 20%.

Le esportazioni di extravergine nello stesso periodo sono diminuite dell’8,4% mentre le importazioni sono aumentate del 21,6%.

Tutti dati che ci portano a porci una domanda: che olio è stato imbottigliato quest’anno? E con che qualità? Il consumatore italiano ha diritto a una risposta.