Interferenti endocrini: la Ue decide e fa un regalo all’industria agro-chimica

Interferenti endocrini, l’Europa decide “quali” sono e perde un’occasione importante per salvaguardare la salute dei suoi cittadini.
Si può sintetizzare così il risultato della votazione che si è tenuta oggi a Bruxelles, dove gli Stati membri erano riuniti per stabilire i criteri legali in base ai quali identificare, ora e in futuro, queste pericolose sostanze nei pesticidi.

In base al testo approvato sono interferenti endocrini solo quelli per cui è provato scientificamente il rapporto di causalità tra l’esposizione alla sostanza e il danno (la malattia). Il che significa che restano escluse tutte le sostanze solo sospettate di essere nocive, con il rischio di continuare l’esposizione per lungo tempo prima che si raggiunga la prova della loro dannosità. Sconfessato dunque il principio di precauzione, per il quale, al contrario, dovrebbero essere bandite anche sostanze presunte nocive.

A SORPRESA ANCHE LA FRANCIA DICE SÌ 

È passata, dunque, la proposta della Commissione europea, anche con il voto – a sorpresa – della Francia, finora fortemente critica.
Proposta che invece non ha mai convinto il fronte degli “EDC-free”, costituito dalle associazioni ambientaliste e da importanti società scientifiche, ma anche da semplici cittadini (basti pensare che in 458mila in tutta Europa hanno firmato una petizione per invitare gli Stati membri a rifiutare la proposta messa sul tavolo dalla Commissione europea).

Fortissime adesso le preoccupazioni sollevate da chi voleva un testo diverso, perché quello votato oggi sembra un regalo ai colossi dell’agro-chimica che producono i pesticidi in cui sono presenti i perturbatori endocrini, accusati di provocare infertilità, obesità, malformazioni e cancro.

ESCLUSE LE SOSTANZE SOLO “SOSPETTE”

Il problema – è il coro unanime –  è che i criteri appena adottati sono insufficienti a garantire un serio livello di protezione della salute umana e dell’ambiente.

Richiedono infatti un onere di prova molto elevato, che rende di fatto difficile l’identificazione delle sostanze come perturbatori endocrini e rischia di provocare lunghi ritardi. In pratica, secondo il testo votato, condizione per l’identificazione di un perturbatore endocrino è che gli effetti dannosi siano “provati” attraverso un nesso di causalità tra il modo di agire della sostanza e gli effetti avversi osservati. E parlare di “prova” fa intendere che saranno escluse le sostanze che si presume o si sospetti possano interferire con lo sviluppo ormonale.

Inoltre, l’esenzione proposta per taluni pesticidi e biocidi comprometterebbe fortemente l’obiettivo della legislazione europea di eliminare l’uso delle EDC.
Infine, i criteri contraddicono l’impegno dell’Ue di minimizzazione i rischi di esposizioni alle sostanze tossiche.

Insomma, una grande occasione mancata, dato che i criteri oggi adottati (e che saranno la base del regolamento europeo in materia) non rispondono affatto alla logica di prevenzione del rischio e al principio di precauzione che meglio avrebbero garantito i cittadini europei. E adesso si spera in un intervento contrario del Parlamento europeo.

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