Il gusto dei bambini? Dipende da noi (e già dalla gravidanza)

I bambini possono avere esperienza dei diversi sapori ancora prima di entrarci in diretto contatto. Il gusto, infatti, si forma e matura in una fase molto precoce e le prime papille gustative compaiono a circa otto settimane di gestazione, durante la quale, la composizione del liquido amniotico cambia.

Si comincia già in gravidanza

La dieta materna, dunque, caratterizza il liquido amniotico e il feto così è esposto a una grande quantità di sapori diversi, tra cui diversi zuccheri (es. glucosio, fruttosio), acidi grassi, aminoacidi, proteine e sali. Nei neonati, il gusto è il più importante e sviluppato di tutti i sensi e il latte materno contiene numerosi aromi che la madre assume nella dieta, pertanto il  sapore può influenzare in modo determinante le successive preferenze. Diversi esperimenti effettuati con i neonati, mostrano un elevato indice di gradimento per il gusto dolce. I piccoli reagiscono sempre con una espressione facciale di tranquillità e soddisfazione ad una soluzione di zucchero molto diluito. Al contrario il sapore aspro dell’acido citrico viene respinto a labbra serrate.

La svolta dello svezzamento

Durante lo svezzamento, soprattutto all’età di 4-6 mesi, quando vengono introdotti gli alimenti solidi, la neofobia (avversità verso un cibo nuovo) è pressoché assente. Già dopo

Renata Alleva ha un blog che aggiorna costantemente su alimenti, nutrizione, genitori e bambini. È laureata in Scienze Biologiche nel 1990, con una tesi su l’ obesità infantile. Nel 1991 vince il concorso per un dottorato di ricerca in Biochimica presso l’Università di Bologna e ne consegue il titolo nel 1995, con una tesi che ha come argomento lo studio delle lipoproteine plasmatiche. Durante il Dottorato di ricerca ha trascorso un periodo di attività di ricerca presso l’Istituto di Tecnologia e Fisiologia degli Alimenti dell’Università di Granada (Spagna), e successivamente nel 1996 vince una borsa post-dottorato e svolge gran parte dell’attività di ricerca presso la Biochemistry Unit dell’Hearth Research Insitute di Sydney (Australia), diretto dal Prof Roland Stocker, poi ad Aberdeen ( Scozia), presso il DNA Instability Group, del Rowett Institute diretto dal Prof. Andrew Collins e ad Amburgo (Germania), presso il dipartimento di Biochimica dell’Università di Medicina diretto dalla Prof. Ulricke Beisigel. Rientrata in Italia, dal 1999 è ricercatore a contratto presso l’ IRCCS Rizzoli di Bologna e collabora con l’Apoptosis Research Group, School of Medical Science (Griffith University, Gold Coast Australia), diretto dal Prof. Jiri Neuzil. Nel 2004 consegue un Master di II° Livello in Nutrizione Clinica presso l’Università di Siena nel 2005 vince il concorso per il corso di Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione e nel 2009 consegue il titolo di specialista, presso l’Università di Siena. Nel 2004 inizia ad esercitare la professione di Nutrizionista. È autrice di circa 50 lavori internazionali e capitoli di libri con un impact factor di 131.49, in argomenti che riguardano Alimentazione, Integratori, Nutrigenomica, Stress Ossidativo e tumori. Relatrice in convegni nazionali e internazionali, e corsi ECM, ha vinto 3 premi nazionali come migliore comunicazione e collabora con varie testate giornalistiche. E’ impegnata da anni nella promozione della salute attraverso i corretti stili alimentari con particolare attenzione all’Agricoltura Biologica, ed ha partecipato come relatore a cicli di incontri presso scuole materne, medie inferiori e superiori, associazioni private, e corsi di aggiornamento ECM. E’ rewier per riviste scientifiche internazionali, British journal of Nutrition, European Journal of Nutrition, Toxicology in vitro. Negli ultimi anni si è interessata al ruolo dei pesticidi sulla salute umana e ha partecipato come relatore a diversi convegni informativi sul tema. E’ presidente della sezione provinciale dell’ISDE ( associazioe medici per l’ambiente) di Ascoli Piceno e membro del PAN (Pesticide Action network) Italia.

una sola somministrazione di nuovo cibo i bambini mostrano alti livelli di accettazione. Contrariamente, nei bambini tra i 18 e i 24 mesi la neofobia alimentare è molto più diffusa: l’accettazione di un nuovo sapore nei bambini fino ai 5 anni si verifica spesso solo dopo una esposizione che va da cinque a dieci volte. Quando un sapore o un alimento vengono accettati, questi possono anche influenzare le preferenze o il gradimento di nuovi sapori o alimenti, pertanto le neofobie nei bambini possono essere attenuate o superate in modo efficace, proponendo i nuovi alimenti insieme a piatti già conosciuti piuttosto che da soli o grazie ad esempi e modelli, che possono essere costituiti dai genitori, dai fratelli, dagli amici o dai protagonisti delle storie.

Conta il modello (e le associazioni)

Se il modello proposto crea delle impressioni positive, i bambini possono adottarlo. I bambini spesso amano gli alimenti che hanno mangiato in situazioni piacevoli e rifiutano i piatti che associano a qualche evento negativo. Ad esempio cibi con elevata carica energetica, elevato contenuto in grassi e zuccheri, come i dolci, vengono solitamente serviti in occasioni piacevoli come le feste, mentre alimenti considerati meno saporiti, come ad esempio o le verdure, vengono frequentemente consumati sotto pressione: “mangia le tue verdure o non mangerai il dolce!” Quest’associazione comporta una doppia percezione negativa: nello stesso tempo aumenta da un lato la popolarità dei cibi altamente energetici e saporiti, e dall’altro l’avversione per gli alimenti meno saporiti.

Quanto contano i nostri atteggiamenti

Fin dall’inizio quindi i genitori e anche i nonni, assumo un ruolo fondamentale e possono contribuire in modo sostanziale allo sviluppo delle preferenze e delle avversioni per alcuni sapori. Poiché i gusti sono molto stabili e possono durare tutta la vita, si deve porre particolare attenzione alla composizione dei pasti e alle scelte alimentari sane e ai sapori veri degli alimenti naturali e sani, preferendo quelli freschi non conservati e di agricoltura biologica. Deve crescere la consapevolezza che un bambino con corrette abitudini alimentare, un corretto peso corporeo sarà un adulto sano, contrariamente chi avrà tendenza ad alimentarsi male fin dall’infanzia e a lottare con un peso in eccesso, sarà un adulto con più problematiche e maggiore rischio di ammalarsi.