Iap: “La crema anti-age Nivea non è rivoluzionaria”

Nessuna rivoluzione anti-age per la crema “Nivea Cellular anti-age perle filler di volume giorno e notte”. A dirlo è l’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria cui si era rivolta L’Oreal per contestare gli aspetti di ingannevolezza, denigrazione e comparazione dello spot di Nivea. Secondo lo Iap, il prodotto Nivea non presenta le caratteristiche di una “rivoluzione”. E spiega: “I brevetti prodotti da Beiersdorf (la casa che produce Nivea ndr) sono di lettura problematica, e fra l’altro rivendicano contemporaneamente caratteristiche di composizione chimica, di confezione erogatrice, e riferimenti alla presenza di perle”.

Le perle? Chi l’ha detto che sono “rivoluzionarie”

Manca tuttavia – bacchetta l’Istituto – una documentazione sufficientemente solida dei vantaggi di questa composizione rispetto alle tecnologie precedenti: ed in particolare manca una comparazione analitica dei vantaggi della composizione rispetto a quelle di uso comune nella stessa fascia di prezzo.

E il Giurì continua con degli esempi. “Come la perla dovrebbe consentire un più rapido ed efficace assorbimento del prodotto?”. Il Giurì ha chiara l’eventualità di una cristallizza- zione dei componenti, ma crede che da questo punto di vista Beiersdorf non abbia presentato una documentazione sufficientemente solida per dimostrare che la perla offra risultati superiori rispetto a quelli comunque conseguibili attraverso l’azione di rimescolamento della crema con le mani al momento della spalmatura.

“Non è comparativa e neanche denigratoria”

L’Oreal contestava al claim anche la violazione del divieto di pubblicità comparativa e denigratoria. In particolare, secondo L’Oreal la reclame di Nivea è ingiustificatamente comparativa nella parte in cui utilizza l’espressione “scopri la linea che ha conquistato il 95% delle donne che usa creme di lusso”. Lo Iap boccia questa tesi sostenendo che “le pubblicità possono contenere “claim formulati sulla base di risultati positivi di test di consumer satisfaction”. Nivea nel corso del procedimento aveva, infatti, sostenuto di aver commissionato ad una società una prova sugli utenti che aveva dato i risultati enfatizzati nella pubblicità. Infine, L’Oreal ravvedeva anche dei profili denigratori rispetto alle creme “di lusso”: anche in questo caso il Giurù ha dato ragione a Nivea.