Miti alimentari: quando i detti popolari non sbagliano

Continuiamo il nostro “tour” all’interno dei detti popolari che riguardano il cibo per capire quando si tratta di conoscenze che la scienza ha confermato e quando si tratta di certezze basate su false convinzioni

 

La verdura è una pietanza che vuole olio in abbondanza

FALSO Le verdure e in generale i vegetali sono molto ricchi in acqua e in fibre, nel caso degli ortaggi l’amido e le proteine sono spesso poco rappresentate. Tra i macronutrienti sono proprio i grassi a essere quasi del tutto assenti. Fanno eccezione i semi oleaginosi, noci, mandorle etc., e le olive che con i frutti della palma sono fonti di grassi vegetali. Una sana dieta prescrive che la giusta proporzione dei macronutrienti nel piatto dia circa il 30% di grassi e un pari valore di proteine. L’abbondare col condimento potrebbe sembrare risolvere questo squilibrio, ma l’errore è nell’eccessivo uso di grassi per condire l’insalata. Magari talvolta si può aggiungere meno olio e mettere nell’insalata delle noci o delle mandorle per arricchirla di grassi essenziali per il nostro organismo e di vitamina E.

Chi adopera l’aglio non fa mai uno sbaglio

VERO L’aglio è da sempre una vera farmacia naturale per tutti i principi che contiene e che il suo consumo ci dona. L’aglio, nei film, ci ha difeso dai vampiri per secoli perché contiene delle molecole sgradite da chi è ammalato di porfiria. I vampiri dei film erano dei porfirinici fotosensibili, con delle gengive sanguinanti, che uscivano di notte per abbeverarsi di sangue fresco così da introdurre il gruppo eme che il loro fegato non era più capace di produrre. L’aglio è stato anche uno dei pilastri per la costruzione delle piramidi di Giza ed era uno dei pochi farmaci che si davano preventivamente agli operai che lavoravano nei cantieri. In conclusione, mangiare aglio dà numerosi benefici con l’unico effetto collaterale di dovere selezionare in questo modo i veri amici.

Nessun sapore vale quando c’è troppo sale

VERO Il sale è uno dei nemici dichiarati dall’Oms per la nostra salute e secondo alcuni ricercatori insieme allo zucchero, alle farine troppo raffinate, al latte vaccino e ai grassi idrogenati rappresenta un serio rischio per il nostro sistema cardiocircolatorio. La salatura nata come metodo di conservazione non ha oggi più motivo di esistere grazie alle nuove tecnologie (sottovuoto, atmosfera modificata, surgelazione etc.), ma il sale era nel passato un vero e proprio insaporitore che mascherava sensorialmente alcuni difetti degli alimenti. Il troppo sale aumenta il senso di sete e  non consente di apprezzare il sapore dei cibi perché continuamente dilaviamo i sapori facendoci apprezzare poco il gusto e il sapore degli alimenti. Oggi è obiettivo di tutti la riduzione del sale specie quello mascherato anche in prodotti dolci come sono i corn flakes mattutini. Non abusando riapprezzeremmo dei sapori dimenticati nel tempo.

La patata da più forza quando è cotta con la scorza

VERO La patata è uno dei pochi alimenti, un ortaggio per la precisione, che deve essere cotto per mangiarla e apprezzarla. Le patate possono essere lessate, fritte, arrostite, infornate etc. ognuno dei metodi dà loro delle caratteristiche sensoriali tali che sono quasi sempre oggetto di disputa quando arrivano sulla tavola. Oggi è tornata di moda e apprezzata la cottura delle patate con la scorza esterna, a questo proposito le patatine novelle che vedete senza buccia spesso sono solo delle normali patate “temperate” fino a dimensioni più piccole. Le patate sono ricche di numerose sostanze utili per il nostro organismo che però sono situate nella buccia, che al contrario riempie i sacchetti dell’umido. I francesi amano spazzolare le patate e cuocerle senza sbucciarle per niente. Nella buccia ci sono ben sei dei sette grammi totali di fibra, c’è tanta vitamina C, c’è il 33% del manganese che ci occorre ogni giorno così come c’è il 46% della vitamina B6 che ci serve quotidianamente. Se poi volete accusarle di essere ipercaloriche (circa 77 cal per 100 grammi), ricordate che loro sono delle spugne capaci di assorbire grassi e condimenti per cui la colpa è di come sono condite in modo spesso eccessivo.

Col tempo e con la paglia, maturano le nespole

VERO Le nespole sono raccolte a fine ottobre inizio novembre, ma il loro consumo non è immediato perché molto dure e  astringenti. La nespola per questo motivo è fatta maturare al fresco, ma non sotto zero, fino ad avere un colore scuro tipo color cioccolata e solo allora è dolce e morbida al punto giusto. Questo è il processo di ammezzimento delle nespole che potrebbe fare sugli alberi stessi, ma con il rischio di perdere frutti o di vederle attaccate dagli insetti. La maturazione dopo la fase di raccolta ci fa comprendere che la frutta è ancora viva e che i processi di rammollimento e di addolcimento per molti frutti sono necessari per renderli mangiabili. La pazienza e il giusto tempo sono necessari per raggiungere l’obiettivo prefissato di nespole buone e dolci.

La farina del diavolo va tutta in crusca

FALSO Questo proverbio significava che i frutti di azioni indegne si trasformavano in qualcosa di cattivo, come la crusca, perdendo il valore nutrizionale della farina considerata il vero tesoro prodotto della macina del grano. In poche parole, il diavolo della farina ci lascia solo la parte poco utile corrispondente alla crusca esterna del chicco. Oggi questa frase è un controsenso nutrizionale, le ultime ricerche sui cibi meno raffinati hanno dimostrato che la crusca è il vero tesoro di fibre che ci aiutano nella digestione, nel passaggio intestinale, portando microelementi importanti e utili per la nostra salute. Questo proverbio non si è aggiornato ai nuovi dettami nutrizionali che suggeriscono un introito giornaliero di almeno 20-35 grammi di cui almeno un terzo fatto da fibre solubili. Probabilmente si dovrebbe dire “La farina del diavolo per almeno 35 grammi vada in crusca”, ma se ne perderebbe la sua bellezza e la sua poesia.