Liberalizzazioni farmaci, Gentiloni batta un colpo

Se antinfiammatori, antidolorifici, ansiolitici, anticoncezionali fossero venduti anche dalle parafarmacie, le famiglie risparmierebbero da 27 a 53,45 euro all’anno. A fare i conti è Conad che da qualche mese ha lanciato una raccolta firme (sul sito Liberalizziamoci.it) – hanno aderito già 166 mila cittadini – per chiedere al governo di estendere la vendita dei farmaci con ricetta nelle parafarmacie.

Il Disegno di legge sulla Concorrenza (A.S. 2085 Ddl Guidi), attualmente in Parlamento, contiene un capitolo sull’apertura del mercato farmacie, ma non fa cenno alla liberalizzazione della vendita dei medicinali. Fino a oggi le Camere hanno respinto i numerosi emendamenti che proponevano l’estensione della vendita fuori dalle farmacie dei farmaci di Fascia C con ricetta. Il testo attende di essere approvato in Senato, prima di un ulteriore passaggio alla Camera.

L’insegna della grande distribuzione è stata tra le prime ad aprire le parafarmacie per la vendita dei farmaci senza obbligo di ricetta generando un risparmio per le famiglie di 180 euro all’anno, il 36% della spesa farmaceutica privata.

QUATTRO RAGIONI PER FIRMARE

  1. I farmaci di Fascia C con ricetta sono più costosi di quelli Sop e Otc 

I medicinalì con obbligo di prescrizione (C-Op) non rimborsabili costano in media 12,1 euro a confezione, il 45,7% in più (3,8 euro) di Sop e Otc venduti nel canale farmacia, dove hanno un prezzo medio di 8,3 euro. Molti dei più comuni farmaci C-Op, hanno un prezzo che supera i 10 euro. La pillola anticoncezionale Yasmin, per esempio, costa 16,15 euro per confezione: l’assunzione di questo medicinale per un anno ha un costo finale 193,80 euro. Un tubo di crema Gentalyn Beta 14,80 euro, 2 compresse di Viagra 21,50 euro.

  1. Una completa liberalizzazione della Fascia C avrebbe un effetto calmierante generale L’ingresso delle parafarmacie nel mercato farmaceutico ha avuto l’effetto di contenere i prezzi dei medicinali di automedicazione anche nel canale farmacia, che detiene l’88,2% del mercato. L’associazione dei consumatori Altroconsumo, che ha monitorato i prezzi di una settantina tra i più diffusi farmaci Sop e Otc tra il 2005 e il 2013 nel canale farmacia, ha rilevato che in questo arco di tempo i prezzi sono saliti del 12%, un incremento di tre volte inferiore a quello registrato negli otto anni precedenti la riforma Bersani, quando era stato del 35%. Se le dinamiche di concorrenza si allargassero a tutta la fascia C, potremmo godere dell’effetto calmiere su un mercato da 5,5 miliardi.
  1. Oggi le farmacie fanno sconti solo se “obbligate”
    Il Decreto legge Cresci Italia (Dl 1 del 24 gennaio 2012, convertito nella Legge 27 del 24 marzo 2012) ha concesso alle farmacie la possibilità di praticare sconti anche su medicinali di Fascia C con obbligo di prescrizione, ma pochissimi mettono in pratica questa opzione. Una recente indagine di Altroconsumo ha mostrato che su 100 farmacie campione di 10 capoluoghi italiani solo una ha applicato uno sconto (l’8%) sull’acquisto di due farmaci C-Op.
  1. La liberalizzazione di Sop e Otc in dieci anni ha creato vantaggi evidenti per i cittadini
    L’ingresso sul mercato di nuovi attori ha permesso ai cittadini di risparmiare in media fino al 15% sui prodotti più venduti. Assosalute calcola che oggi il prezzo medio dei medicinali già “liberalizzati” è di 8,3 euro in farmacia, ma scende a 7,6 euro (circa l’8,5% in meno) in parafarmacia, e a 6,2 euro (il 25% in meno) nelle parafarmacie della Gdo.