
Il farmaco antiparkinsoniano Requip torna sotto accusa: un tribunale francese condanna GSK per informazioni insufficienti sui rischi di dipendenza e comportamenti compulsivi, effetti tutt’altro che rari tra i pazienti trattati
Il farmaco antiparkinsoniano Requip (ropinirolo) torna al centro di una condanna giudiziaria in Francia. Il tribunale di Nanterre ha stabilito che la casa farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK) non ha fornito informazioni sufficientemente chiare sui rischi legati al medicinale, in particolare quelli riguardanti i disturbi del controllo degli impulsi.
Al centro del caso c’è la storia di un paziente, Stéphane Grange, che ha portato in tribunale il produttore dopo aver sviluppato comportamenti come dipendenza dal gioco, ipersessualità e acquisti compulsivi durante la terapia. Il giudice gli ha riconosciuto un risarcimento di 35 mila euro.
Effetti collaterali noti, ma nascosti
Il punto chiave della sentenza non è l’assenza di informazioni – oggi presenti nel foglietto illustrativo – ma la loro scarsa chiarezza. Secondo i giudici, GSK si è limitata a citare genericamente gli effetti disinibitori del farmaco senza specificarne frequenza e gravità.
Eppure i dati scientifici sono chiari: circa il 15% dei pazienti trattati con agonisti dopaminergici sviluppa disturbi del controllo degli impulsi. Nei malati di Parkinson la percentuale può essere fino a tre volte più alta. Il rischio aumenta con la durata della terapia ed è maggiore nei soggetti più giovani, soprattutto uomini.
Un farmaco “difettoso”
La decisione introduce un elemento rilevante: un medicinale può essere considerato “difettoso” non solo per la sua composizione, ma anche per come vengono comunicate le informazioni sui rischi. Secondo la normativa europea, è difettoso un prodotto che non garantisce la sicurezza che ci si può legittimamente aspettare.
In questo caso, per il tribunale, il problema è proprio il difetto di informazione: il paziente non è stato messo nelle condizioni di comprendere appieno i possibili effetti collaterali.
L’avvocata del paziente, pur soddisfatta, ritiene la decisione ancora insufficiente. Secondo la legale, una singola causa non è sufficiente a spingere una multinazionale a cambiare comportamento. Per questo non è escluso un nuovo passaggio in appello, con la richiesta di sanzioni economiche più incisive.
Un precedente che pesa
Non si tratta della prima condanna per GSK sul Requip. Già nel 2012 la multinazionale era stata sanzionata perché il foglietto illustrativo non menzionava affatto i disturbi del controllo degli impulsi. Dopo l’appello, i risarcimenti avevano superato i 200mila euro.
Questa nuova sentenza rafforza la linea giurisprudenziale: non basta inserire un’avvertenza, deve essere completa, comprensibile e proporzionata al rischio reale.









