Batteri resistenti agli antibiotici negli alimenti: l’allerta delle authority europee

BATTERI RESISTENTI ANTIBIOTICI ALIMENTI

Efsa e Ecdc pubblicano un rapporto congiunto sull’antibiotico-resistenza che “nei batteri di origine alimentare più comuni rimane elevata”. Come dimostrano i risultati del nostro test su 12 hamburger: in 4 campioni ci sono microbi capaci di bucare lo scudo dei farmaci

Desta molta preoccupazione anche la presenza di E. coli produttori di carbapenemasi negli animali destinati alla produzione alimentare e nella carne perché capace di resistere alla classe di antibiotici di ultima istanza come i carbapenemi
Seppure per quanto riguarda la Salmonella, la resistenza dei batteri umani all’ampicillina e alle tetracicline è diminuita significativamente negli ultimi dieci anni, rispettivamente in 19 e 14 paesi, e altri elementi di incoraggiamento non mancano, l’allerta sull’antibiotico-resistenza resta alta.
Una situazione, quella fotografata dalle due authority europea, molto simile a quella uscita dal nostro test su 12 hamburger: dalle nostre analisi emerge – in quattro campioni sui dodici: tutti i risultati sono pubblicati nel nuovo numero in edicola e in digitale del Salvagente – la presenza di microrganismi capaci di bucare lo scudo farmacologico di medicinali comunemente usati per curare le infezioni causate da questi stessi batteri.

l’antibiotico-resistenza provoca, secondo gli ultimi dati diffusi dall’Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco, 12mila morti all’anno, e dove la resistenza ai farmaci aumenta nella maggior parte delle regioni per alcuni importanti microorganismi come l’escherichia coli. Da dove nascono questi “cambiamenti” che rendono più forti i batteri dei farmaci è presto detto: uso smodato di antibiotici, specie in età pediatrica, consumi in aumento anche in ambito ospedaliero e pressione sugli allevamenti dove il ricorso alla profilassi preventiva (somministrazione di medicinali anche agli animali sani) ha negli anni “selezionato” microrganismi, ora in grado di sconfiggere le difese farmacologiche, e magari di finire nella nostra carne.

Acquista qui il nuovo numero con i risultati del test su 12 hamburger
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Le resistenze più gravi rilevate dal Salvagente sono legate alla presenza di Escherichia coli beta-glucuronidasi positiva e agli stafilococchi in alcuni hamburger in grado di “sopravvivere” a medicinali moderni e molto usati in questi casi come le cefalosporine, una classe di antibiotici beta-lattamici.

Nell’hamburger Terre d’Italia di Carrefour abbiamo individuato la presenza di stafilococchi che alle prove di resistenza sono risultati in grado di superare il muro di 5 antibiotici tra cefalosporine e macrolidi. Discorso simile per l’hamburger di Chianina di Lidl: la tipologia di stafilococchi rintracciati sono risultati resistenti a quattro tipi di antibiotici (1 cefalosporina e 3 macrolidi) mentre l’Escherichia coli individuata è risultata all’antibiogramma capace di superare le difese di due medicinali. Anche nelle “polpette” di Gram e di Eurospin abbiamo rilevato delle resistenze negli stafilococchi ad alcuni macrolidi.

Come difendersi? Cuocendo bene la carne, anche al suo interno. E se è vero che molti confezionatori ricordano di cuocere bene l’hamburger, questo tipo di carne viene spesso gustata al sangue da parte dei consumatori. Una scelta che, visti i nostri risultati, va decisamente messa in discussione.