Cozze: ecco perché il limone non serve contro l’epatite A

I focolai a Napoli e Roma di epatite A legati al consumo di cozze crude, ha purtroppo rimesso in circolo una serie di falsi miti che è bene sfatare. Per il bene della salute pubblica

L’errore più ricorrente, che può anche essere fatale, è quello di credere che una spruzzata di limone sulle cozze crude, ma più in generale sui frutti di mare possa metterci al riparo da virus e batteri evitanto così gastrointeriti, se non anche da conseguenze bene più gravi.

In questi giorni in cui crescono i casi di epatite A legati al consumo di cozze contaminate – da Napoli a Roma passando per Caserta e Latina – è bene sfatare alcuni falsi miti. Come quello del limone sulle cozze crude per mettersi al riparo dall’infezione.

“È davvero un falso mito – ci spiegava nel settembre del 2018 il compianto professor Alberto Ritieni, già docente di Chimica degli alimenti alla Federico II di Napoli – perché l’acidità del limone è ben poca cosa per avere un
effetto disinfettante sia pure minimo. E poi il tempo che solitamente passa tra la premuta del limone e il mangiare il mitile crudo è talmente ridotto che non può esserci nessuna possibilità di boni care il fruttodi mare”. Le cozze, come le vongole, vanno mangiate sempre cotte. “Il limone – proseguiva il professor Ritieni – con la sua acidità prepara e sgrassa la bocca da altri sapori, permettendoci di sentire meglio certi profumi, lo stesso odore di limone
evoca estate e freschezza, ma potremmo pagare cara questa ricerca di
ricordi con tossinfezioni come le enteriti batteriche da sta lococchi, epatite, etc…”.

In generale ecco le regole pratiche da seguire ogni giorno per evitare i contagi sono poche, ma decisive:

  • lavare accuratamente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi prima di cucinare, prima di mangiare, dopo l’uso del bagno, dopo il cambio del pannolino e dopo aver assistito una persona malata;
  • separare alimenti crudi e cotti, usando utensili e taglieri diversi oppure lavandoli accuratamente tra un uso e l’altro;
  • pulire e sanificare piani di lavoro, coltelli, lavelli e superfici dopo la manipolazione di alimenti crudi;
  • lavare bene frutta e verdura da consumare crude sotto acqua corrente;
  • bere solo acqua sicura e non utilizzare acqua di provenienza non controllata per bere, lavare alimenti o preparare ghiaccio;
  • non preparare cibo per altre persone se si hanno sintomi compatibili con epatite o disturbi gastrointestinali, fino a valutazione medica.

Rivolgersi al medico, inoltre, in presenza di sintomi come nausea persistente, forte stanchezza, dolore addominale, urine scure, feci chiare o colorazione gialla della pelle e degli occhi. “Nella maggior parte dei casi – spiega una nota dellaRegione Campania – la guarigione è completa, ma il decorso può essere più impegnativo negli adulti più anziani e nelle persone con patologie epatiche preesistenti. Informazione corretta, diagnosi precoce, igiene accurata e comportamenti alimentari prudenti sono gli strumenti più efficaci per contenere la diffusione dell’infezione”.

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