
Un test della rivista britannica Which? sui compost senza torba mostra forti differenze tra i prodotti: alcuni fanno crescere piante rigogliose, altri deludono. Intanto cresce la spinta ad abbandonare la torba per proteggere torbiere e clima
Il compost senza torba è sempre più diffuso sugli scaffali dei garden center europei. Ma non tutti i prodotti sono uguali. A metterlo nero su bianco è una nuova prova comparativa condotta dalla rivista britannica Which? Gardening, che ha messo alla prova numerosi terricci per vasi da patio coltivando patate e gerani per un’intera stagione. Il risultato? Alcuni prodotti funzionano molto bene, mentre altri hanno dato risultati deludenti e sono stati classificati come “da non comprare”.
Il test: patate e gerani per misurare la qualità del terriccio
Per verificare l’efficacia dei compost senza torba, i ricercatori hanno acquistato sacchi di terriccio in garden center, negozi di bricolage e online, comprandone più lotti per valutare anche eventuali differenze tra una partita e l’altra.
Ogni prodotto è stato testato coltivando:
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patate della varietà Charlotte, piantate a fine aprile;
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gerani Horizon Violet, messi a dimora all’inizio di giugno.
Le piante sono state valutate per diversi mesi osservando dimensioni, salute delle foglie e fioritura. Nel caso delle patate, il raccolto è stato pesato e classificato per dimensioni dei tuberi.
Alcuni vasi sono stati arricchiti con un fertilizzante a rilascio controllato, mentre altri sono stati lasciati senza nutrienti aggiuntivi per verificare la qualità reale del compost.
I migliori compost: piante grandi e raccolti abbondanti
Nei terricci con i punteggi più alti le piante sono cresciute vigorose e hanno prodotto raccolti soddisfacenti. I migliori prodotti hanno superato il 90% di valutazione, con gerani di grandi dimensioni e raccolti abbondanti di patate.
In generale i compost più performanti contenevano miscele di fibra di legno compostata, corteccia e fibra di cocco, materiali sempre più usati come alternativa alla torba.
I peggiori: nutrienti insufficienti e piante stentate
Altri terricci, invece, hanno ottenuto risultati molto deludenti. I prodotti classificati “Don’t Buy” hanno fatto registrare punteggi tra il 34% e il 40%.
In alcuni casi il fertilizzante dichiarato sulla confezione si è esaurito rapidamente, lasciando le piante senza nutrienti; in altri i gerani sono rimasti molto piccoli e il raccolto di patate è stato scarso.
Secondo Which?, i risultati dimostrano che la qualità dei compost senza torba può variare enormemente tra le diverse marche.
Peso ballerino e residui di erbicidi
Non è l’unico problema emerso dalle indagini. In test precedenti, la rivista aveva trovato residui di diserbanti in alcuni compost derivati da rifiuti verdi, probabilmente provenienti da sfalci di prato trattati con erbicidi.
Un’altra sorpresa riguarda la quantità effettiva di prodotto: quasi un sacco su tre conteneva meno dell’85% del volume dichiarato.
Perché si cerca di eliminare la torba
Nonostante queste criticità, la scelta di passare a terricci senza torba è sempre più diffusa, soprattutto per motivi ambientali.
La torba proviene infatti dalle torbiere, ecosistemi umidi che si formano in migliaia di anni e che rappresentano enormi serbatoi naturali di carbonio. Quando queste aree vengono drenate e sfruttate per l’estrazione della torba, il carbonio accumulato nel suolo viene rilasciato sotto forma di CO₂, contribuendo al cambiamento climatico. Inoltre le torbiere ospitano biodiversità molto rara e funzionano come spugne naturali che trattengono l’acqua piovana, riducendo il rischio di alluvioni.
Per questo molti esperti e organizzazioni ambientaliste chiedono da anni di abbandonare la torba nel giardinaggio, sostituendola con materiali come fibra di cocco, corteccia compostata o scarti vegetali.









