
Il mensile 60 Millions de consommateurs ha portato in laboratorio 35 integratori alimentari trovando tracce di pesticidi, anche vietati, come i neonicotinoidi, micotossine e, in un prodotto, un’elevata quantità di arsenico, superiore ai limiti per alimenti a base di riso e sale
Gli integratori alimentari rappresentano da diversi anni un mercato in forte crescita. In commercio ne troviamo di tutti i tipi, ma tra chi li compra c’è sempre il dubbio rispetto alla loro efficacia. La domanda è sempre la stessa: realizzeranno davvero quello che promettono? E quanto possiamo fidarci di ciò che contengono? Il mensile francese 60 Millions de consommateurs ha portato in laboratorio 35 integratori alimentari, appartenenti a quattro categorie (detox, articolazioni, cura della pelle e vitalità), venduti in farmacia e nella grande distribuzione. Il quadro che ne viene fuori è abbastanza allarmante: un prodotto contiene un’elevata quantità di arsenico, dieci integratori contengono pesticidi, tra cui i neonicotinoidi, e in altri cinque si trovano micotossine. Tra i marchi analizzati: Aroma-zone, Dr Smith, Juvamine, Arkopharma, Dielen, Granions, Biosens.
Un mercato regolamentato solo a metà
Con un fatturato europeo di 2,9 miliardi di euro nel 2024 e una crescita costante, il mercato degli integratori è in salute. Metà delle vendite avviene ancora in farmacia, il che garantisce un minimo di controllo, tuttavia gli integratori non sono soggetti alle stesse regole dei farmaci: possono essere commercializzati subito dopo la dichiarazione del produttore, senza alcuna autorizzazione preventiva. La normativa europea stabilisce composizione, etichettatura, dosi massime e claim consentiti, ma non obbliga a dimostrare l’efficacia.
Tracce di pesticidi vietati e livelli elevati di arsenico
I laboratori hanno verificato la presenza di contaminanti come metalli pesanti, micotossine e pesticidi, legati agli ingredienti vegetali e marini presenti in questi prodotti. Nessuno ha superato i limiti di legge, ma in un caso – l’arsenico presente nell’integratore Osteocalm di Dielen a 1,76 mg/kg – si supera il valore di riferimento per gli alimenti a base di riso (tra 0,15 e 0,3 mg/kg) e per il sale (0,5 mg/kg). Dieci prodotti contengono tracce di pesticidi, alcuni vietati (come i neonicotinoidi), e cinque presentano contaminazioni da micotossine, prodotte da muffe microscopiche che possono contaminare le colture, seppur in quantità molto basse.
Qualità variabile, etichettatura deludente
La qualità delle composizioni è variabile: molte miscele di vitamine e minerali contengono additivi come antiagglomeranti, correttori di acidità e aromi, mentre la forma farmaceutica (compresse, sciroppi, ampolle) può incidere sulla quantità di principi attivi effettivamente assorbita.
Dove gli integratori deludono di più è sull’etichettatura che, al di là di alcuni errori di indicazione o provenienza, spesso non permette di conoscere la dose reale ingerita, soprattutto quando le fonti di vitamine A o C non indicano la quantità. I claim “senza glutine” o “senza lattosio”, molto usati dai laboratori Granions, sono poco pertinenti dato che pochi integratori contengono questi ingredienti. Più problematico il caso di un allergene (pesce) nascosto sotto un’etichetta adesiva sul flacone Complexe de collagène di Theonia. Confuso l’uso generico del termine “ginseng”, che rimanda a piante diverse impiegate nella stessa gamma vitalità-energia. Si trovano così il ginseng brasiliano (Gomphrena), il ginseng siberiano (eleuterococco) e il “vero” ginseng (Panax ginseng). Le caratteristiche e il profilo di rischio differiscono. Solo il Panax ginseng è sconsigliato nelle persone in terapia antidiabetica, perché potrebbe abbassare la glicemia, pur non potendo vantare claim terapeutici. Nel 2025 la Food and Drug Administration ha stabilito che solo gli integratori a base di Panax ginseng possono usare la denominazione “ginseng”; gli altri devono adottare un nome diverso.
L’aspetto più critico resta tuttavia la presenza di avvertenze eterogenee e di claim salutistici non autorizzati. Si può rimanere sorpresi, ad esempio, che la presenza di betacarotene induca i laboratori PiLeJe a indicare “sconsigliato ai fumatori” (il betacarotene può aumentare il rischio di cancro nei fumatori) a una dose equivalente a 533 µg di vitamina A, mentre Arkopharma non riporta tale avvertenza per una dose equivalente a 800 µg. Interpellata, Arkopharma non ha risposto.
Altra sorpresa nella categoria “articolazioni”: gli integratori Dr Smith e Artixine (NHCO) contengono solfati di condroitina e glucosamina senza le avvertenze raccomandate dal 2019 dall’Anses, a seguito di diverse segnalazioni di nutrivigilanza.
Analogamente, nonostante la presenza di bardana, la dicitura “sconsigliato in caso di allergia crociata nota, in particolare alle piante della famiglia delle Asteraceae” non compare sul prodotto Détox 03 di Dr Smith. Inoltre si afferma che la bardana “influisce positivamente sui livelli di zucchero e colesterolo”, un claim piuttosto distante da quello in attesa di autorizzazione (“aiuta a mantenere normali livelli di glucosio nel sangue”).
Va ricordato che gli integratori non possono vantare effetti terapeutici, ma solo contribuire al mantenimento di un buono stato di salute.
Interpellato, Chris Panaye, responsabile marketing e sviluppo del gruppo Leadersanté (Dr Smith), spiega che i prodotti sono stati “sviluppati e immessi sul mercato nel 2022 con il supporto di uno studio di consulenza regolatoria specializzato”, ma che “nel frattempo il quadro interpretativo e le raccomandazioni delle autorità competenti sono evoluti”. L’intera gamma sarebbe ora oggetto di una “revisione regolatoria completa”.
Collagene marino e altri stratagemmi di marketing
Il collagene, in particolare quello marino, è tra gli ingredienti più pubblicizzati. La normativa consente solo di indicarlo come componente della cartilagine articolare, ma i produttori spesso ricorrono a strategie comunicative ingannevoli: Ostéocalm, ad esempio, mette in evidenza il termine “collagene” in caratteri grandi e menziona “peptidi dalle proprietà uniche” o “efficaci”, senza spiegare su cosa o come. Un modo sottile per insinuare benefici senza dichiararli esplicitamente.
La prudenza resta d’obbligo
Gli esperti sottolineano che gli integratori non sono prodotti innocui: è fondamentale parlarne con il proprio medico, evitare associazioni rischiose e segnalare eventuali effetti indesiderati alle varie autorità di regolamentazione. Bisogna leggere con attenzione le etichette e imparare a decodificare i messaggi pubblicitari, spesso costruiti per suggerire benefici non dimostrati scientificamente. La normativa tutela la sicurezza minima, ma non garantisce l’efficacia. I consumatori devono informarsi, confrontare le diverse formulazioni e affidarsi a prodotti distribuiti tramite canali sicuri, come farmacie e rivenditori affidabili, evitando acquisti impulsivi online dove le irregolarità risultano più frequenti.









