
Konsumer Italia lancia un “passaporto reputazionale” digitale e una clausola contrattuale che, previo consenso, consente di rendere pubblici presunti inadempimenti. Obiettivo: più trasparenza e meno contenziosi
Un “passaporto reputazionale” digitale per misurare l’affidabilità di consumatori e operatori economici prima di firmare un contratto, e una clausola che – con il consenso delle parti – apre alla pubblicazione documentata di presunti inadempimenti su una testata online dedicata. È questa l’idea al centro della nuova iniziativa di Konsumer Italia, presentata nell’ambito della strategia pubblico-privato “Italia Virtute”, definita dalla stessa associazione come una sorta di inedita “centrale rischi” applicata ai rapporti contrattuali quotidiani.
L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rafforzare la trasparenza e, allo stesso tempo, ridurre il contenzioso. Ma l’iniziativa pone inevitabilmente anche alcune domande: che cosa significa davvero “reputazione” in un mercato digitale? E quali garanzie servono per evitare che strumenti nati per tutelare finiscano per creare nuove forme di esclusione o abuso?
La clausola “di deterrenza degli illeciti”
Cuore dell’operazione è una nuova clausola contrattuale di deterrenza degli illeciti che – almeno nelle intenzioni – dovrebbe agire come un filtro preventivo: prima di chiudere un accordo, le parti possono decidere di aderire a un sistema in cui eventuali contestazioni future (come presunti inadempimenti) possano essere rese pubbliche in forma documentata, a costi “limitati”, sul periodico online Crop News.
Secondo Konsumer Italia, la clausola sarebbe pensata per introdurre un meccanismo dissuasivo: sapere che un comportamento scorretto potrebbe diventare visibile dovrebbe ridurre il rischio di truffe, abusi e scorrettezze nei rapporti commerciali.
Che cos’è il “passaporto reputazionale” digitale
Accanto alla clausola, viene introdotto quello che l’associazione definisce un “passaporto reputazionale digitale”: un riconoscimento che consentirebbe a consumatori e imprese di valutare l’affidabilità della controparte prima della firma.
La logica è simile, nelle metafore utilizzate da chi lo propone, a quella delle segnalazioni nei sistemi di credito: una fotografia reputazionale che dovrebbe far emergere comportamenti problematici e incentivare correttezza e puntualità.
Konsumer Italia parla infatti di una “centrale rischi” nuova, applicata non solo ai prestiti, ma ai contratti in senso ampio: dai servizi ai fornitori, dai clienti alle prestazioni professionali.
In quali campi potrebbe essere utile questo passaporto reputazionale? Spiega al Salvagente Fabrizio Premuti: “I primi due settori che mi vengono in mente, di certo non gli unici, sono il mercato degli affitti e quello della ricerca di badanti. Nel primo caso sapere come si è comportato l’inquilino o il locatore nelle esperienze precedenti sarebbe certamente importante per capire con chi si ha a che fare. E ancora di più nella ricerca di una badante e tra l’altro in questi casi, anche se viene dall’estero si potrebbe sempre chiedere al ministero competente di avere a disposizione una testimonianza dei suoi ‘precedenti'”.
“Affidabilità presunta”, ma solo fino alla condanna definitiva
Uno degli elementi più delicati dell’impianto è la definizione di “affidabilità presunta”: l’adesione volontaria, spiega la nota, attribuisce un riconoscimento di affidabilità che verrebbe meno solo in caso di condanna definitiva.
L’associazione sottolinea anche la garanzia del pieno diritto di difesa e la possibilità di pubblicare gratuitamente eventuali documenti “a discolpa”.
Il presidente di Konsumer Italia, Fabrizio Premuti, presenta il progetto come una risposta concreta a un rischio crescente: l’aumento di frodi e documenti contraffatti, anche con l’uso dell’intelligenza artificiale. Secondo Premuti, l’impatto economico globale di questo fenomeno arriverebbe fino a 40 miliardi di euro di danni.
La leva psicologica: chi rifiuta, “si smaschera”?
Nella narrazione dell’associazione c’è anche un elemento di “test di affidabilità” comportamentale: Premuti sostiene che un soggetto scorretto tenderà a rifiutare la clausola, e così facendo “svelerà” la propria pericolosità.
Il paragone usato è quello con chi si oppone alla firma dell’informativa privacy in banca legata alle segnalazioni nelle banche dati creditizie: un rifiuto che, nell’interpretazione proposta, sarebbe un campanello d’allarme.
Un nuovo strumento contro le frodi (anche con l’IA), ma serve equilibrio
Konsumer Italia colloca esplicitamente il passaporto reputazionale nel contesto di un mercato sempre più esposto alle falsificazioni digitali e ai documenti contraffatti. E su questo punto la minaccia è reale: la capacità di generare file credibili, firme, identità e prove false con strumenti basati su AI sta trasformando le truffe tradizionali in qualcosa di più insidioso, difficile da riconoscere e spesso più rapido da mettere in circolazione.









