
Un nuovo studio francese ha associato il consumo di conservanti ad un maggior rischio di cancro, soprattutto al seno. In particolare i sorbati sono associati a un aumento del 14% del rischio complessivo di cancro e del 26% del rischio di cancro al seno; i solfiti a un aumento del 12%
Oltre che per il diabete, i conservanti sono stati messi sotto accusa anche per un maggior rischio di cancro. È quanto emerge da uno studio condotto in Francia dall’Inserm di Parigi, pubblicato sul British Medical Journal che ha associato il consumo di conservanti alimentari a un aumento dell’incidenza di cancro, specie di quello al seno.
Lo studio rivela: + 16% di rischio di cancro in chi assume conservanti
Lo studio, condotto su 105.260 adulti francesi della coorte NutriNet-Santé, pubblicato da Hasenböhler e colleghi, compre un periodo di osservazione dal 2009 al 2023, durante cui 4.226 partecipanti hanno ricevuto una diagnosi di cancro, di cui 1.208 tumori al seno, 508 tumori alla prostata, 352 tumori colorettali e 2.158 altri tumori.
L’analisi ha rilevato che un’elevata assunzione di conservanti non antiossidanti è associata a un aumento del rischio complessivo di cancro: chi consumava più conservanti aveva un rischio maggiore del 16% rispetto a chi ne assumeva meno.
In particolare i sorbati sono associati a un aumento del 14% del rischio complessivo di cancro e a un aumento del 26% del rischio di cancro al seno; i solfiti a un aumento del 12% del rischio complessivo. In particolare, il metabisolfito di potassio a un aumento dell’11% dell’incidenza complessiva di cancro e del 20% di cancro al seno; il nitrito di sodio a un aumento del 32% del rischio di cancro alla prostata, il nitrato di potassio a un aumento del rischio di cancro in generale (13%) e di cancro al seno (22%); gli acetati a un aumento del rischio di cancro in generale (15%) e di cancro al seno (25%), l’acido acetico a un aumento del 12% del rischio di cancro in generale.
Lo studio si è distinto per la precisione nella misurazione dell’assunzione di conservanti, basata su registrazioni dietetiche di 24 ore ripetute, collegate a database alimentari e integrate con analisi di laboratorio. L’analisi ha tenuto conto anche dei profili nutrizionali e di altri additivi associati al cancro, cercando così di isolare l’effetto specifico dei conservanti. Va detto, però, che gli incrementi di rischio osservati sono modesti e non è possibile stabilire un nesso causale. Inoltre, alcune associazioni potrebbero essere influenzate dai cibi in cui i conservanti sono presenti: i nitriti e i nitrati arrivano principalmente dalle carni lavorate, mentre i solfiti provengono dalle bevande alcoliche, entrambe categorie già considerate cancerogene. Non è quindi chiaro quanto il rischio osservato possa dipendere dai conservanti stessi o da altre sostanze presenti in questi alimenti, come ammine eterocicliche o idrocarburi policiclici aromatici nella carne e acetaldeide negli alcolici.
Rispetto a nitrati e nitriti, studi sperimentali hanno dimostrato che possono trasformarsi nell’organismo in composti N-nitroso, noti cancerogeni negli animali e potenzialmente anche negli esseri umani. Per questo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha fissato limiti di assunzione giornaliera considerati sicuri.
Effetti benefici da rosmarino e antiossidanti naturali
Lo studio ha anche valutato alcuni conservanti naturali, come l’estratto di rosmarino, il lisozima e la nisin. I dati preliminari hanno suggerito un effetto protettivo dell’estratto di rosmarino sul cancro colorettale, anche se i casi erano pochi. Analisi precedenti della stessa coorte avevano invece evidenziato che solo nitriti e nitrati risultavano associati a un maggior rischio di cancro, mentre le fonti naturali non mostravano effetti significativi. Gli autori ipotizzano che gli antiossidanti presenti nelle verdure possano ridurre il potenziale cancerogeno dei nitriti e nitrati naturali, ma resta incerto se i conservanti sintetici siano più dannosi di quelli naturali.
Si va verso limiti più severi?
Per il futuro, gli esperti sottolineano l’importanza di studi più ampi e a lungo termine, trial clinici che valutino modifiche dietetiche e ricerche sui meccanismi biologici attraverso cui i conservanti potrebbero influenzare il rischio di cancro. Tecniche avanzate come metaboloma e analisi del microbioma potrebbero aiutare a identificare biomarcatori precisi dell’esposizione a conservanti e a capire meglio le interazioni tra diversi additivi chimici negli alimenti. Tuttavia, il loro uso diffuso e poco controllato, unito all’incertezza sugli effetti a lungo termine, richiede un approccio più equilibrato. I risultati dello studio potrebbero spingere le autorità a rivedere le regole esistenti, fissando limiti più severi, etichette più trasparenti e obblighi di dichiarazione dei contenuti. A livello individuale, invece, le linee guida raccomandano già di limitare il consumo di carni lavorate e alcolici, suggerendo scelte alimentari più sane, anche se la ricerca sugli effetti cancerogeni dei conservanti è ancora in corso.









