
I pediatri francesi contestano il ricco mercato degli integratori per neonati: “Inutili, se va bene, soldi sprecati”. Ma possono essere pericolosi: sovradosaggi, etichette inaffidabili e piante controindicate
“Nessun integratore alimentare è necessario per un bambino nato in buona salute“. È un’affermazione che in Francia sta facendo rumore, perché arriva da Sandra Brancato, pediatra e presidente dell’Associazione francese di pediatria ambulatoriale (Afpa), e colpisce al cuore un mercato in piena espansione: quello degli integratori pediatrici, ormai venduti in farmacia, online e perfino consigliati – talvolta – già dalla nascita.
La sostanza del messaggio è brutale e difficilmente contestabile: se il neonato è sano, questi prodotti non servono. E quando va bene sono solo soldi buttati dalla finestra. Quando va male, però, possono diventare pericolosi.
Promesse da marketing, dubbi da medicina
“Stimola l’appetito”, “Rafforza le difese”, “Benefici per cervello e cuore”: le etichette degli integratori pediatrici sono un concentrato di promesse. E i genitori, comprensibilmente, ci cascano. Tra paure e incertezze, è facile convincersi che “un aiuto in più” possa fare bene.
Il punto, però, è che non sono farmaci, anche se spesso ne imitano forme e linguaggi: fiale, sciroppi, contagocce. E questa ambiguità è uno dei motivi per cui in Francia la polemica sta diventando sempre più accesa.
Le uniche vitamine davvero necessarie: K e D
Per i pediatri francesi, in un neonato sano servono soltanto due integrazioni, peraltro già previste dai protocolli.
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Vitamina K, prescritta in maternità per prevenire la rara ma grave “malattia emorragica del neonato”. Il bambino, infatti, non è in grado di sintetizzarla in modo adeguato.
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Vitamina D, da somministrare dalla nascita fino alla fine della crescita (circa 18 anni), perché aiuta il calcio a fissarsi nelle ossa. I neonati non possono “prenderla dal sole” come un adulto, dato che l’esposizione ai raggi UV è sconsigliata e potenzialmente dannosa.
In entrambi i casi la raccomandazione è netta: si usano farmaci, non integratori. Eppure proprio qui nasce un altro fronte di scontro.
Integratore o farmaco?
Secondo i pediatri francesi, la sostituzione della vitamina D prescritta dal medico con integratori venduti liberamente è tutt’altro che rara. Un collettivo di società mediche, tra cui la stessa Afpa, ha lanciato l’allarme: la somministrazione di vitamina D tramite integratori alimentari è in aumento, talvolta perfino su consiglio improprio di operatori sanitari.
Un paradosso alimentato, spiegano, da una paura infondata verso alcuni conservanti presenti in passato in alcune formulazioni farmaceutiche. Ma il problema – ribadiscono i pediatri – è stato risolto: le formulazioni sono state aggiornate e oggi risultano particolarmente sicure.
Il vero rischio: intossicazioni e sovradosaggi
La questione diventa grave quando non si parla più di sprechi ma di conseguenze cliniche. La vitamina D, ad esempio, è tossica se assunta in eccesso. E nei neonati il margine tra dose utile e dose pericolosa è molto più stretto rispetto agli adulti.
L’Anses (l’Agenzia nazionale francese per la sicurezza alimentare) ha pubblicato due avvisi di allerta nel 2021 e nel 2023 su casi di intossicazione severa. In alcuni episodi recenti, i genitori avevano acquistato online integratori di vitamina D molto più concentrati rispetto ai farmaci. Il risultato? Bambini finiti in terapia intensiva.
E il rischio non riguarda solo chi “sbaglia dose”. Può riguardare anche chi la segue alla lettera.
Integratori “sballati”: contenuti reali diversi da quelli dichiarati
A rendere ancora più esplosiva la polemica, in Francia, è arrivato un dato inquietante: l’analisi di 45 integratori pediatrici da parte della Repressione frodi ha mostrato che nel 27% dei casi il contenuto vitaminico era superiore a quello indicato in etichetta.
Il problema riguarda soprattutto vitamine C, A, E e D: proprio quelle che, se accumulate in eccesso, possono creare danni reali.
Nel 2023 ad aprire la questione era stato un test del Salvagente: dalle nostre analisi su 16 integratori multivitaminici per bambini era emerso che quasi mai le quantità di vitamine contenute corrispondevano a quelle indicate in etichetta. Ben 10 prodotti avevano registrato almeno uno sforamento rispetto alle tolleranze di scostamento ammesse dalle linee guida del ministero della Salute. In tutti casi si trattava di vitamine del gruppo B. Per conoscere tutti i nomi dei prodotti è possibile leggere il test completo sul numero di dicembre 2023
Ginseng ed echinacea, a misura dei bambini?
Non solo vitamine e minerali. Sempre più prodotti per l’infanzia contengono estratti vegetali: un’area ancora più delicata, perché spesso si dà per scontato che “naturale” significhi innocuo.
Un caso citato nella polemica francese è quello di uno sciroppo immunostimolante utilizzabile “dallo svezzamento”, contenente echinacea e ginseng. Peccato che – secondo l’Anses – l’echinacea sia controindicata sotto i 12 anni e il ginseng addirittura riservato agli adulti.
Il rischio qui è doppio: da un lato i principi attivi possono essere inadatti o tossici per i piccoli; dall’altro le piante possono contenere contaminanti (metalli pesanti, pesticidi, sostanze non dichiarate).
Proprio per queste ragioni, l’Anses ha adottato una posizione drastica: in un parere reso nel dicembre 2024, l’agenzia raccomanda che qualsiasi integratore alimentare prima dei 3 anni (inclusi) sia assunto solo sotto controllo medico.
Una linea che, vista da qui, appare di semplice buon senso, ma che in Francia sta assumendo i contorni di uno scontro culturale: tra marketing, paure genitoriali e un settore che cresce a colpi di promesse.
Il problema è che questi prodotti vengono venduti come soluzioni “preventive”, “protettive”, “di supporto” – parole che sembrano rassicuranti, ma che spesso nascondono solo un messaggio: “compralo, perché potresti averne bisogno”.
E invece, secondo i medici, la verità è esattamente opposta.









