Acqua nel prosciutto cotto: “Nessuno la indica nel nome? Allora aboliamo l’obbligo”

PROSCIUTTO COTTO

Una circolare dei ministeri dell’Agricoltura e dell’Imprese abolisce l’obbligo di inserire accanto alla denominazione di vendita l’uso di acqua. Una soluzione che di fatto legittima una violazione compiuta per anni dai produttori

I produttori di prosciutto cotto italiani non dovranno più rispettare l’obbligo di indicare accanto alla denominazione di vendita l’aggiunta di acqua, qualora questa supera il 5%. Basterà di indicarla nella lista degli ingredienti.

Con una “semplice” circolare ministeriale, firmata dall’Agricoltura di Lollobrigida e dalle Imprese di Urso, l’Italia, come ha precedentemente fatto la Francia, modifica un Regolamento europeo, l’1169/2011, che al punto 6 della Parte A dell’allegato VI stabilisce: “Per quanto concerne i prodotti e le preparazioni a base di carne sottoforma di tagli (anche da arrosto), fette, porzioni di carne o carcasse, la denominazione dell’alimento comprende l’indicazione della presenza di acqua aggiunta se quest’ultima rappresenta più del 5% del peso del prodotto finito”.

La circolare invece, venendo incontro ai produttori che hanno sempre di fatto aggirato questo obbligo perché rispettandolo, secondo loro, la denominazione sarebbe meno invitante, conclude: “Si può concludere che le produzioni di «Prosciutto cotto», anche nelle tipologie «Prosciutto cotto scelto» e «Prosciutto cotto di alta qualità», sono da intendersi al di fuori dell’ambito oggettivo di applicazione della disposizione sulla denominazione di vendita relativa alla presenza di acqua aggiunta di cui all’allegato VI del regolamento (UE) n. 1169/2011, parte A, punto 6″.

In altre parole fermo restando l’obbligo di indicare l’acqua tra gli ingredienti qualora supera il 5% del peso totale, la nota ministeriale esonera i produttori di prosciutto dall’obbligo di indicarla in denominazione: un “prosciutto cotto con il 25% di acqua” diventa semplicemente in “prosciutto cotto”.

Una soluzione che di fatto legittima la violazione di un obbligo di legge. In genere di fronta a una violazione della legge, scattano le sanzioni. In questo caso invece viene abolito l’obbligo.

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Ricordiamo che attraverso la siringatura” viene iniettata nella cosce attraverso degli aghi una salamoia costituita da acqua, sale, aromi, zuccheri e additivi per la conservazione del prosciutto stesso.