Caffè, così il sistema dei finanziamenti delle torrefazioni ai bar rovina la qualità dell’espresso

caffè espresso

L’inchiesta del “Gambero rosso” racconta come l’abitudine delle torrefazioni di fare da ammortizzatore di costi tramite la fornitura in comodato di attrezzature o veri e propri prestiti, in cambio dell’impegno a usare il proprio caffè, finisca con il togliere spazio alla qualità dell’espresso in tanti bar italiani

 

L’inchiesta del “Gambero rosso” racconta come l’abitudine delle torrefazioni di fare da ammortizzatore di costi tramite la fornitura in comodato di attrezzature o veri e propri prestiti, in cambio dell’impegno a usare il proprio caffè, finisca con il togliere spazio alla qualità dell’espresso in tanti bar italiani.

Qualità bassa

“La verità . scrive il Gr riferendosi al mito del caffè italiano – è che la tazzulella, la nostra gloria, quella che si beve al bar è spesso amara, raffazzonata, sciatta. L’amaro viene da una tostatura scurissima, che in un caffè buono brucia gli aromi, in uno cattivo i difetti, la crema spessa è data da una Robusta di bassa qualità”.

I finanziamenti delle torrefazione

Alla base di questa bassa qualità, c’è una questione economica, secondo il Gambero rosso: ” Vuoi aprire un bar? Non ti serve un business plan, un capitale da investire e neppure un prestito in banca. Basta rivolgersi a una torrefazione: penserà a tutto lei. Ti fornirà di macchina da caffè e macinini, ma anche tazzine, lavatazze, macchina del ghiaccio, arredi e ombrelloni. Non solo: se il tuo bar è in una posizione interessante con buoni flussi, ti concederà anche un bel finanziamento a tasso zero. In cambio cosa chiede? Una piccola cosa: vendere il suo caffè. Pagandolo, come vedremo, caro, anzi carissimo: fino a 30 euro al chilo o più. Ma cosa c’è in quel sacco misterioso? Nessuno lo sa. Né il cliente, che butta giù la tazzina come una medicina per stare svegli, né il barista, che vende ciò che gli viene dato. Si sa solo che la tazzina è troppo spesso amara”.

Gli sconti anticipati

Il sistema è regolato in genere da contratti stipulati con finanziarie che fanno capo al torrefattore. Uno dei siti che pubblicizzano questo “sistema” – racconta il Gambero rosso – spiega come funzionano i finanziamenti a tasso zero: l’importo finanziato è “commisurato alla quantità di caffè che il cliente si impegna ad acquistare e alla durata della fornitura”. Il rimborso del capitale preso a prestito verrà poi ripagato applicando degli “sconti riconosciuti al cliente” che il torrefattore girerà alla finanziaria”.  Il sistema degli “sconti anticipati” funziona così: più alto è il finanziamento, o il costo delle attrezzature elargite, più caro si paga il caffè. “Un prezzo commisurato dunque non certo sulla qualità, ma sulla cifra da restituire. Nel comodato d’uso poi le attrezzature rimangono al torrefattore e il barista difficilmente ne esce: alla scadenza del contratto (in genere di 3-5 anni) dovrebbe restituire macchina, macinino e a volte l’intero bar” spiega il Gambero rosso.

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“Perfino il barista non sa cosa vende”

“Perfino il barista – aggiunge Gr – non sa cosa vende, quale siano le percentuali di Robusta o di Arabica della miscela che usa né tanto meno da dove provenga: spesso non è indicato nel pacco; del resto non c’è obbligo di legge. Conosce invece bene la marca che per contratto deve vendere: quella del torrefattore-finanziatore”.