Gravidanza, come prevenire il rischio di calicoli renali

GRAVIDANZA CALCOLI RENALI

La formazione dei calcoli è tra le prime cause di accesso alle strutture ospedaliere delle donne incinte. La gravidanza ne stimola la formazione. Ecco come prevenirli

I calcoli renali in dolce attesa possono essere un problema. Possono essere prevenuti? E le coliche in gravidanza sono pericolose? Cominciano con un dolore al fianco che non passa, che si somma alle preoccupazioni per la salute del bambino. Sono questi i sintomi di una colica renale con diagnosi di nefrolitiasi.

Diciamo subito che nella maggior parte dei casi queste fitte vengono fermate già in pronto soccorso. La Fondazione Umberto Veronesi rassicura e ricorda che la formazione dei calcoli è tra le prime cause di accesso alle strutture ospedaliere delle donne incinte. Si tratta dunque di un evento piuttosto comuni. Tuttavia sono dolori lancinanti che si possono prevenire e, generalmente, non sono preceduti da segnali chiari. I calcoli si formano in silenzio e possono manifestarsi all’improvviso in tutto il loro acume.

La causa diretta sarebbe da ricercare in un mix di cambiamenti fisiologici e anatomici a livello dell’apparato urogenitale femminile. Ma i calcoli si formano anche a causa della cattiva alimentazione. La gestazione ne agevola la manifestazione del dolore.

Quando possono manifestarsi i sintomi

Le donne in gravidanza hanno un rischio più alto. I nefrologi sostengono che la dolce attesa sia accompagnata da una maggiore probabilità di vedere formarsi calcoli renali nelle vie urinarie: anche delle donne che non ne avevano mai sofferto prima. Il rischio è risultato crescere nel secondo e nel terzo trimestre di gravidanza. Ma non solo. Un maggior numero di diagnosi è stato effettuato tra le neomamme anche nel primo anno successivo al parto.

Come prevenire il rischio

I calcoli renali in gravidanza si formano per due motivi:

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  • Stasi delle urine in vescica;
  • Frequente formazione di calcoli di fosfato di calcio.

La possibilità che a formare calcoli renali siano anche donne che non ne hanno mai sofferto prima spinge a parlare anche di prevenzione. Ne è convinto anche Piergiorgio Messa, direttore dell’unità operativa complessa di Nefrologia, dialisi e trapianto renale del Policlinico di Milano.

Nel corso della gravidanza bisognerebbe seguire una dieta varia ed equilibrata. Le donne più esposte all’eventualità di formare calcoli renali dovrebbero moderare l’apporto di alimenti ricchi di vitamina D (come formaggi o pesci grassi, funghi diffusi in questo periodo, ostriche e gamberi). Questo per evitare che l’assorbimento di calcio risulti eccessivo.

Cosa mangiare soprattutto in gravidanza per contrastare la formazione di calcoli renali

  • Bere molta acqua oligominerale e poco mineralizzata;
  • Yogurt greco magro e fermenti lattici vivi;
  • Frutta e verdura con antiossidanti ricchi di vitamina C (senza abusare);
  • Alimenti alcalinizzanti con citrato di potassio e magnesio citrato;
  • Latticini e latte (moderatamente);
  • Cibi integrali e ricchi di fibre;
  • Succo di limone;
  • Cipolla, sedano, carciofi, ortica e prezzemolo.

Comportamenti da incentivare

  • Controllo del peso e della dieta;
  • Riposo costante, evitando stress.

La consapevolezza che in gravidanza si è più a rischio è importante per incentivare comportamenti sani e alimentazione corretta. I calcoli renali, in casi assai rari, possono causare complicanze che vanno dall’aumento della pressione sanguigna in gravidanza alla rottura delle membrane che avvolgono il feto, dal parto pretermine fino all’aborto.

Il sesso in gravidanza fa male?

Assolutamente no. Anzi. I calcoli renali si possono curare anche con il sesso. Secondo uno studio pubblicato su Urology, l’intimità favorisce una naturale guarigione dalla malattia, in aumento anche a causa di una maggiore assunzione di proteine dalla dieta.

Giorgio Franco, professore associato di Urologia all’Università La Sapienza di Roma e presidente della Società Italiana di Andrologia, spiega i motivi di questo toccasana: “Il movimento meccanico del rapporto sessuale e l’azione miorilassante delle endorfine rilasciate durante l’orgasmo potrebbero essere alla base di una più semplice e rapida espulsione dei piccoli calcoli posizionati nel tratto finale dell’uretere. Una conclusione curiosa, che deve però portare clinici e ricercatori a riflettere su possibili alternative terapeutiche alle attuali, che potrebbero avere ripercussioni positive anche in termini di costi sanitari di terapia farmacologica e chirurgica e di giornate lavorative perse”.