I danni delle creme solari all’ambiente (e quelle che promettono di difenderlo)

CREME SOLARI

Abbronzatissimi, sotto i raggi del sole? Certo, ma con un occhio alla salute. La nostra, scegliendo le creme solari senza ingredienti dannosi e quella dell’ambiente, con prodotti che non inquinino e mettano in pericolo la vita acquatica. Un difficile equilibrio che si può trovare. Ecco come

 

L’ultima accusa, molto recente, arriva da untest della rivista francese Que Choisir sull. Gli esperti del giornale hanno testato le prestazioni di 25 filtri solari ad alta o altissima protezione, sia per adulti che per bambini.

I parametri scelti per valutarne l’utilità sono stati cinque:

  • Protezione dai raggi UVB e UVA;
  • Qualità cosmetiche;
  • Composizione e etichette;
  • Impatto ambientale.

 

Dai risultati emerge che:

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“Più di un terzo delle referenze testate combinano una protezione soddisfacente e una composizione sicura. E l’ambiente è sempre più preso in considerazione”.

Tuttavia:

“I produttori di cosmetici non sono più attenti ai filtri solari sospettati di alterare il sistema endocrino, come l’octocrilene o l’omosalato”.

 

Creme solari e danni per la salute

Le creme a protezione solare riducono il rischio di tumori alla pelle, ma non il melanoma e le cheratosi attiniche (uno dei precancri più diffusi). Secondo alcuni studi, nonostante il loro utilizzo sempre più diffuso, l’incidenza del melanoma non è in calo. Si ipotizza che questo sia dovuto alla insufficiente protezione verso i raggi UVA dei filtri solari utilizzati fino a pochi anni fa. Inoltre l’utilizzo dei filtri solari porterebbe ad una maggiore esposizione alle radiazioni UV anche quando non sono applicati correttamente.

 

Gli ingredienti da evitare

Alcuni filtri solari sarebbero persino cancerogeni o nocivi per la salute, quindi sortirebbero l’effetto contrario. Bisogna leggere con cura le etichette, gli Inci dei cosmetici ed evitare creme e prodotti cosmetici con ingredienti a rischio. Questo un elenco provvisorio di quelli sui quali il livello di attenzione è più alto:

  • Avobenzone;
  • Oxybenzone;
  • Octocrylene;
  • Ecamsule;
  • homosalate,
  • octisalate
  • octinoxate
  • Profumi e sostanze allergizzanti.

Nel numero del Salvagente di luglio trovate un test su 8 creme solari dichiaratamente destinate ai bambini. A confronto le sostanze chimiche che prevedono nella loro formulazione e l’impatto sulla salute dei più piccoli e dell’ambiente.

Quando emergono nuovi dati sui potenziali rischi, alcune sostanze possono essere cancellate dalla lista dei filtri solari autorizzati (qui l’elenco sul sito del ministero della Salute), come è successo per il PABA cancellato dal settembre 2009. L’unico filtro solare classificato come potenzialmente cancerogeno, classe 2b, è il Titanium Dioxide per via aerea.

Alcuni filtri solari possono agire come interferenti endocrini. Molte sostanze da cui sono derivati  sono composte di cromofori vegetali o fito-ormoni che possono esercitare anche sull’uomo una qualche interferenza endocrina. Rientrano in queste caratteristiche i derivati dell’acido cinnamico, salicilico, para-idrossi benzoico.

Creme protezione solare e danni per l’ambiente

Tutti gli ingredienti cosmetici elencati nella lista del ministero sopra citata sono considerati sicuri alle concentrazioni e condizioni d’uso indicate. Anche se, come testimoniano molte ricerche indipendenti, tra i primi studi che svelano il rischio di un ingrediente e la bocciatura ufficiale, passa in genre del tempo. Ogni nuovo filtro solare per essere ammesso dal regolamento deve essere approvato con una procedura dove vengono scientificamente valutati profilo tossicologico e potenziali rischi per la salute. Il rischio è comunque dipendente dalla eventuale penetrazione trans-cutanea del filtro solare.

 

I rischi per l’ambiente

Alcuni studi hanno evidenziato che nelle zone costiere e balneari dove la concentrazione di filtri solari nelle acque è più alta, questi possono arrecare danni anche di lungo periodo al sistema acquatico.

L’impatto dei filtri solari è dannoso per molti aspetti. Mette a rischio microalghe e microrganismi che costituiscono il fitoplancton, che fra l’altro dà colore ai coralli, danneggia direttamente i coralli e fa da interferente endocrino per molti organismi marini, pesci compresi, causando squilibri ormonali. Sul banco degli imputati, oltre all’oxybenzone e all’octinoxate ci sono la canfora di 4-metilbenzilidene e l’octocrylene. Alcuni studi suggeriscono di evitare anche i filtri fisici come l’ossido di zinco e il biossido di titanio ma solo se in forma di nanoparticelle (estremamente piccole), in tutti gli altri casi, invece, si possono considerare “sea friendly”.

Il problema dell’inquinamento da creme solari è globale: secondo la Unwto (World tourist organization) solo nei mari tropicali vengono rilasciate dalle 6mila alle 14mila tonnellate di creme l’anno che raggiungono le barriere coralline. La situazione nel Mediterraneo è meno chiara, ma un recente studio dell’Università di Cantabria aveva notato un innalzamento del livello di alcuni metalli (il titanio fino al 20%) nelle acque dopo una giornata affollata di bagnanti su una spiaggia spagnola. Da qui il sospetto più che fondato che anche nelle nostre acque siano a rischio sia i coralli che alcune specie particolarmente vulnerabili come i cavallucci marini e i ricci, questi ultimi molto importanti perché fanno parte delle catene alimentari dell’ecosistema marino e favoriscono la biodiversità.
È per arginare questo fenomeno che metteva seriamente a rischio località più famose come Waikiki Beach sull’isola di Oahu, la riserva naturale Honolua Bay e Ahihi-Kinau sull’isola di Maui che l’arcipelago delle Hawaii ha adottato nel 2018 il Trattato delle Hawaii (Hawaii Reef Bill), pienamente in vigore dal 2021, che mette al bando due fra le sostanze maggiormente discusse, i filtri Uv oxybenzone e octinoxate. Sulla stessa strada anche altre località del Messico, Palau in Micronesia, l’isola di Key West in Florida.