Glifosato nelle urine di tutti i francesi: la scoperta shock

GLIFOSATO

Quasi la totalità dei circa 7mila campioni di urine analizzati in Francia sono risultati contaminati da glifosato. È quanto emerge da uno studio pubblicato qualche giorno fa sulla rivista Environmental Science and Pollution Research.

I candidati ai test, svolti tra il 2018 e il 2020, sono stati reclutati dall’associazione “Glyphosate Campaign“, che si batte contro questo diserbante classificato come “probabile cancerogeno” nel 2015 dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, organizzazione dipendente da l’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Agenzia nazionale per la salute e la sicurezza alimentare, ambientale e sul lavoro (Anses), l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) e le loro controparti in tutto il mondo classificano il glifosato come non cancerogeno.

99,8% delle urine contaminate

Il diserbante è stato rilevato nel 99,8% dei 6.795 campioni sfruttabili, a “un livello medio di 1,19 µg/L”. Un risultato da confrontare con le raccomandazioni dell’Anses secondo cui una quantità di glifosato dell’ordine di 1 µg/L nelle urine corrisponde ad un’esposizione inferiore all’1% dell’assunzione giornaliera accettabile. Ciò non toglie che la contaminazione quasi sistematica dell’urina francese rimane di per sé problematica tanto che 5800 partecipanti allo studio hanno deciso di denunciare alle autorità la loro positività.

Analizzate nel laboratorio tedesco Biocheck, le urine sono state raccolte sotto il controllo di un ufficiale giudiziario per una campagna di denunce legali contro l’erbicida. Il controverso metodo utilizzato da Biocheck, ELISA (per il test di immunoassorbimento enzimatico, in francese) è stato criticato per via di un limite di rilevabilità risultato inferiore rispetto alla cromatografia, l’altra tecnica per rilevare il glifosato nelle urine, ma non consente di affermare la pericolosità dell’esposizione al pesticida.

Tra i più esposti secondo lo studio ci sono gli uomini e partecipanti più giovani, persone che consumano regolarmente acqua del rubinetto o di sorgente, fumatori, consumatori di birra o succhi di frutta. Al contrario, coloro che affermano di mangiare “più dell’85% di alimenti biologici” hanno livelli inferiori.

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