Benzene in disinfettanti per le mani, solari e deodoranti. Un allarme serio

BENZENE

Una contaminazione che nessuno si sarebbe aspettato e che invece ha sconvolto il mercato dei cosmetici e dei prodotti da farmacia negli Stati Uniti, toccando nomi molto famosi nel mercato dei doposole e delle creme solari e provocando una vera tempesta in quello degli igienizzanti per le mani, il cui uso è diventato comune durante la lunga stagione del Covid.

È quello relativo alla presenza di benzene, la cui tossicità  è nota da oltre 120 anni. Una sostanza direttamente collegata alla leucemia negli esseri umani e un cancerogeno di classe uno. Una pericolosità non ignorata negli Usa, dove la Food and drug administration (l’ente di controllo dei farmaci e degli alimenti) la pone in cima alla lista delle sostanze chimiche da non utilizzare nella produzione.

Una contaminazione inaspettata

David Light, CEO del laboratorio Valisure, di fronte a questi dati, non si aspettava davvero di trovare benzene nei prodotti farmaceutici, parafarmaceutici e cosmetici. E invece si è accorto con grande sorpresa, come ricostruisce in un lungo e documentato articolo Amy Martyn per Nbc news, che questa inquietante presenza era molto frequente quando analizzava i disinfettanti per le mani che non superavano i test di purezza del suo laboratorio. “Non solo abbiamo visto alcuni prodotti che contenevano benzene, ma sembrava essere un problema ampio”, insomma qualcosa di più di un semplice incidente, per quanto pericoloso, ha spiegato Light a Nbc news.

Valisure ha riscontrato livelli elevati di benzene nel disinfettante prodotto da Artsnatural venduto da Walmart, in quello di Scentsational Soaps & Candles (e in quest’ultimo caso l’azienda ha emesso un richiamo volontario ad aprile dopo aver confermato la presenza di benzene e altri contaminanti).

Da Bayer a Neutrogena e Aveno: il benzene fa paura

Non solo. I laboratori lo hanno trovato in 78 lotti di prodotti per la protezione solare e doposole prodotti da importanti marchi tra cui Neutrogena, Aveeno e CVS Health (il Salvagente lo aveva raccontato qui). La società madre di Neutrogena e Aveeno, la Johnson & Johnson hanno annunciato il 14 luglio il richiamo di lotti di creme solari “per cautela” e CVS Health ha detto che avrebbe smesso di vendere lotti dei suoi spray all’aloe vera per lo stesso motivo. Anche il gigante Bayer è stato coinvolto e ha dovuto ritirare i suoi spray antimicotici Tinactin e Lotrimin il 1° ottobre.

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Niente obblighi (negli Usa) al ritiro dagli scaffali

Tutti richiami volontari, perché negli Usa, al contrario di quanto accade in Europa, l’ente di controllo (la Fda) non ha il potere di obbligare un’azienda a ritirare un prodotto dagli scaffali; può solo invitare a farlo.

E questa debolezza appare particolarmente evidente nel caso dei disinfettanti per le mani contaminati. In risposta alla carenza di questi prodotti, la Fda aveva infatti permesso ai produttori di utilizzare temporaneamente una gradazione inferiore di etanolo, a condizione che le aziende accettassero di testare le tracce di benzene per assicurarsi che non superasse le 2 parti per milione. Da qui, evidentemente è nato il problema, ben testimoniato anche dalle analisi dello stesso ente che dall’inizio della pandemia ha scovato più di 250 lotti di disinfettante contaminati. E solo di recente ha cambiato le regole, non consentendo più di usare gradi inferiori di etanolo nel disinfettante.

Una presenza inspiegabile

“Il benzene è un solvente estremamente economico. Da un punto di vista chimico, è un ottimo solvente e funziona molto bene per produrre sostanze chimiche”, ha spiegato Light a Nbc news. Resta però incomprensibile come il benzene sia finito nelle crema solare e negli altri prodotti. Prodotti che man mano che sono proseguite le analisi del coraggioso laboratorio americano sono aumentati, coinvolgendo anche multinazionali del calibro di Procter & Gamble. Proprio qualche giorno fa alcuni campioni di antitraspirante Old Spice hanno mostrato livelli di benzene a 17 parti per milione, un valore definito come preoccupante e subito segnalato alla Fda. La società madre del marchio, la P&G, non ha risposto alla richiesta di commento di Nbc News.

Se sul versante dei disinfettanti per le mani la diffusa contaminazione è frutto di scelte di materie prime di bassa qualità (mai autorizzate in Europa) e dunque almeno nei prodotti fatti in Europa dovrebbe essere esclusa, il caso dei cosmetici preoccupa anche fuori dagli Stati Uniti. Chi può assicurare che una sostanza che non dovrebbe mai essere nella composizione di creme solari, deodoranti e dopo sole – e dunque è lecito pensare che non sia neppure cercata – sia davvero assente anche nei prodotti che ogni giorno utilizziamo al di qua dell’oceano?