“Noi abbiamo vietato i Pfas nel compostabile”, i certificatori Usa e l’immobilismo italiano

PFAS COMPOSTABILE

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I Pfas sono potenziali cancerogeni, interferenti endocrini e riducono l’efficacia dei vaccini secondo l’Efsa (l’Ente europeo per la sicurezza alimentare). Dopo l’inchiesta de Il Salvagente, che ha trovato sottoprodotti fluorurati nei piatti “compostabili”, in molti ci avete chiesto quali possono essere le alternative che non mettano a rischio la salute e l’ambiente. Per questo abbiamo deciso di intervistare l’ente certificatore statunitense BPI (Biodegradable Products Institute) che ha imposto ai produttori green di non usare Pfas nei prodotti “compostabili”. In Italia, fino a questo momento, queste sostanze non sono limitate e né i produttori, né i certificatori hanno sentito il bisogno di dare rispèoste pubbliche alle evidenze della nostra inchiesta e alle legittime preoccupazioni dei consumatori e delle loro famiglie.

Vediamo, invece, cosa ci ha raccontato Rhodes Yepsen, il direttore esecutivo di BPI.

Mr Yepsen, la BPI come ente certificatore, dopo che sono stati trovati sottoprodotti fluorurati nelle stoviglie compostabili, ha abbassato il livello del fluoro a un massimo di 100 ppm, per certificare un prodotto come eco-friendly-compostabile. Perché?

Poiché i Pfas sono persistenti e mobili in acqua, e poiché ci sono limiti sempre più severi sui livelli di queste sostanze per il suolo e l’acqua, abbiamo deciso alla fine del 2017 di vietare ogni uso intenzionale di prodotti chimici fluorurati. Questo per mantenere la fiducia nella certificazione di BPI per i prodotti compostabili.

Sì, ma avete abbassato il livello di fluoro a 100 ppm il 1° gennaio 2020, giusto? Non nel 2017, giusto?

Abbiamo approvato la regola nel 2017 per vietare ogni uso di Pfas, e abbiamo lavorato con le aziende per educare ed eliminare gradualmente tutte le certificazioni non conformi entro il 31 dicembre 2019. Quindi la data del 1° gennaio 2020 significa che nessuna certificazione attiva dal 1° gennaio 2020 in poi ha Pfas. Siamo stati la prima organizzazione ad affrontare questo problema a testa alta, quindi ci è voluto del tempo per mettere tutti sulla stessa linea, far testare i prodotti, avere la possibilità di identificare formule alternative.

Nei nostri test sui piatti compostabili – delle scuole italiane – abbiamo trovato più di 2.000 ppm di fluoruro e in un solo caso su 15 un contenuto sotto i 100 ppm. Nessuna norma e nessun controllo hanno bloccato questa possibilità. Cosa ne pensa?

Se questi prodotti rivendicano una certificazione, si potrebbe contattare l’ente certificatore e inviare loro i rapporti di prova.

Cosa hanno cambiato i produttori che certificate voi di BPI? Si possono produrre piatti compostabili sicuri senza Pfas?

C’erano già molti articoli compostabili che non contenevano Pfas, usando invece bioplastiche o cere per ottenere barriere di olio e umidità, quindi sì, è possibile avere prodotti compostabili senza Pfas.

Sono stati persi posti di lavoro nell’industria dei compostabili dopo l’indagine che ha trovato il fluoruro? È il paradosso della salute contro il lavoro?

C’è stata certamente una perdita di entrate per alcune aziende, e investimenti e spese per innovare per le migliori per evitare l’uso dei Pfas. L’industria dei compostabili non è estranea a questi costi di innovazione, dato che è fondata sullo sviluppo di nuovi polimeri e sulla progettazione di materiali e prodotti secondo le specifiche di compostabilità.

Negli Stati Uniti, quando sono state trovate tracce di fluoruro nelle catene di ristoranti, cosa è successo, le istituzioni e i media hanno fatto finta di nulla? Si parla della salute anche dei bambini…

Le grandi catene di ristorazione si sono immediatamente scusate, hanno cambiato i prodotti controllando che fossero sicuri, dicendo che non erano a conoscenza della presenza di Pfas nei loro prodotti.

La legislazione è cambiata? Altri certificatori come voi di BPI hanno abbassato i fluoruri a 100 ppm?

Siamo ancora l’unico certificatore che ha un divieto totale sull’uso dei Pfas. La città di San Francisco ha lavorato in collaborazione con BPI e ha un divieto sui Pfas che coincide con le regole e i tempi di BPI. Gli standard europei hanno il limite di 100ppm di fluoro totale, ma non hanno specificamente proibito l’uso intenzionale, che potrebbe scendere sotto questo limite di 100ppm. Detto questo, lo standard di compostabilità ISO 17088 rilasciato quest’anno sembra aggiungere un divieto sull’uso intenzionale, quindi si spera che questo significhi un cambiamento globale per vietare l’uso dei Pfas nei prodotti compostabili.