Il nuovo studio sul glifosato: è interferente endocrino per le neonate

GLIFOSATO

Un nuovo studio condotto da un gruppo di ricercatori tra cui Fiorella Belpoggi dell’Istituto Ramazzini di Bologna conferma quando già era stato messo in evidenza con le cavie: anche negli umani il glifosato agisce come interferente endocrino in caso di esposizione durante la gravidanza. Lo studio “Maternal urinary levels of glyphosate during pregnancy and anogenital distance in newborns in a US multicenter pregnancy cohort”, è stato pubblicato sulla ScienzeDirect, e ha previsto la collaborazione dell’Istituto italiano, che ha elaborato i dati ricevuti dagli Usa, con la Facoltà di Veterinaria dell’Università di Bologna, e vari Istituti di ricerca statunitensi tra cui l’Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York e l’University of Washington and Seattle Children’s Research Institute.

Lo Studio

I ricercatori hanno condotto uno studio pilota su 94 coppie madre-bambino (45 femmine e 49 maschi). Per ogni neonato, sono state raccolte misurazioni delle distanze anogenitali. “Abbiamo misurato i livelli di glifosato e del suo prodotto di degradazione acido amminometilfosfonico (Ampa) nei campioni di urina materna del 2 ° trimestre di gravidanza” spiega lo studio, “Abbiamo valutato la relazione tra esposizione e distanza anogenitale”. Glifosato e Ampa sono stati rilevati nel 95% e nel 93% dei campioni. Lo studio ha evidenziato che la presenza nelle urine di livelli sopra la media di glifosato e Ampa era associata a una maggiore distanza anogenitale riscontrata nelle neonate,  mentre nessuna relazione è emersa nei neonati maschi. I risultati preliminari ottenuti, secondo i ricercatori, “riproducono parzialmente i nostri risultati precedenti sui roditori e suggeriscono che il glifosato è un interferente endocrino specifico per il sesso con effetti androgeni negli esseri umani”. Secondo i ricercatori, data la crescente esposizione al glifosato nella popolazione degli Stati Uniti, studi più ampi dovrebbero valutare i potenziali effetti sullo sviluppo sui sistemi endocrino e riproduttivo. Nello studio precedente sui roditori, l’esposizione precoce a basse dosi a Roundup (erbicida a base di glifosato) aveva allungato la distanza anogenitale (AGD) nella prole maschile e femminile. L’AGD è un marker dell’ambiente ormonale prenatale nei roditori e nell’uomo.

Belpoggi: “Patologie approfondibili solo con modelli sperimentali”

La dottoressa Fiorella Belpoggi, direttrice scientifica dell’Istituto Ramazzini, spiega: “L’Istituto Ramazzini ha pubblicato per la prima volta la conferma epidemiologica di uno studio sperimentale recente sul glifosato (G) e il suo formulato (GBH). Nello studio sperimentale l’esposizione a GBH era risultata associata ad un allungamento della distanza anogenitale sia nei maschi che nelle femmine di ratto nati da madri esposte. Durante i 50 anni di attività dell’Istituto Ramazzini questa conferma epidemiologica del dato sperimentale si aggiunge a decine di altri casi in cui i risultati del team del Centro di Ricerca sul Cancro “Cesare Maltoni” di Bentivoglio sono risultati predittivi per le patologie umane insorte a causa di specifiche esposizioni. Fra i tanti composti studiati ricordiamo il Cloruro di Vinile Monomero (CVM), l’amianto e altre fibre, il Benzene, la formaldeide, la cui cancerogenicità è stata annunciata con anni e anni di anticipo rispetto al riscontro epidemiologico. Ora è la volta dell’interferenza endocrina, termine che include una serie di patologie molto difficili da studiare, se non con modelli sperimentali consolidati e molto sensibili, nonché con una competenza dei ricercatori di altissimo livello. Il Centro di Bentivoglio ha queste caratteristiche, che costituiscono la base per le ormai abituali e frequenti collaborazioni internazionali”.