I solari Nivea proteggono i coralli. Ma la nostra pelle?

Cien (Lidl), Bilboa, Avene, Nivea, Omnia, Clinians, Mistral, Piz Buin, Garnier, Vichy, Prep, Bioderma. Sono 14 i solari che il Salvagente ha testato. Il test integrale è anche in edizione digitale

Il sole (e l’abbronzatura) è un portatore sano di buonumore: vuoi mettere passeggiare accompagnata dai raggi solari piuttosto che dalla pioggia? Tuttavia, abbiamo imparato che ci si espone al sole con gradualità e mai dimenticando una buona dose di crema su tutto il corpo.
Se per noi questi sono concetti acquisiti, le aziende che producono cosmetici ancora non riescono a fare a meno di mettere sul mercato composizioni che contengono fin troppe sostanze sospette.
Tra filtri chimici, sostanze allergizzanti, peg, conservanti e siliconi quel che offre il mercato non è sempre un cosmetico esente da rischi. Certo, non per questo dobbiamo rinunciare a proteggere la nostra pelle ma quel che è necessario è avere cura di scegliere la crema migliore, quella su cui pesano meno sospetti. Sul mercato non mancano opzioni come dimostra il nostro test pubblicato sul numero in edicola che ha assegnato il massimo dei voti a uno dei solari più economici, che ha convinto per l’uso di ossido di zinco, un filtro fisico che alla luce delle ultime indicazioni della Food and drug administration, è da preferire ai “cugini” chimici.

I sei filtri sospetti

L’Agenzia americana, infatti, quest’anno ha alzato il livello di guardia su sei filtri chimici – avobenzone, oxybenzone, octocrylene, homosalate, octisalate e octinoxate – sostenendo che, anche dopo una sola applicazione, c’è il rischio che queste sostanze vengano assorbite nel flusso sanguigno restando in circolo all’interno del corpo anche per molto tempo. Sulla base dei risultati di questo ultimo studio, la Fda non ha ancora deciso di proibire l’uso di questi principi attivi ma ha chiesto alle aziende di produrre studi che sconfessino le sue conclusioni.
E le aziende? Si sono affrettate a fornire gli studi o, nel frattempo, a cambiare la composizione? Non sappiamo quale sia stato l’impegno delle aziende statunitensi a migliorare il mercato ma con certezza possiamo dire che nel nostro paese sono ancora molti i produttori che fanno uso di questi 6 filtri chimici.

Nivea salva i coralli (ma la nostra pelle?)

Non è escluso che abbiano iniziato a valutare il problema ma di soluzioni definitive ancora nessuna traccia. Facciamo un solo esempio: Nivea per la sua linea Protect & Hydrate che abbiamo testato nel fattore di protezione 20, vanta di non fare uso di “octinoxate e oxybenzone, in conformità al Trattato Coralli Hawaii” ma utilizza homosalate e octocrylene (e altri 5 filtri chimici). Insomma se da una parte si rispetta l’ambiente (e l’attenzione ai coralli è sacrosanta), dall’altra però si ignorano le valutazioni della Fda per la salute dei consumatori

Chimici o fisici

Al di là dei sei sospetti, i filtri chimici non sono da bandire tout court, come ci ha spiegato Pucci Romano, dermatologa e docente universitaria, ma dobbiamo evitare di utilizzarli anche quando non è necessario. Ad esempio, sarebbe da bandire dal nostro beauty case il make up che li contiene, il bagnoschiuma che lo utilizza come conservante e via dicendo. Se ci limitiamo a utilizzare i filtri chimici per il periodo di tempo in cui ci esponiamo al sole, la nostra pelle non corre molti rischi.
Ovviamente non dobbiamo mai dimenticare le regole per una corretta esposizione al sole: gradualità, limitando i tempi di permanenza iniziale; evitare sempre gli orari di massima irradiazione, quindi dalle 12 alle 16; usare barriere fisiche per proteggere parti del corpo particolarmente sensibili (ad esempio gli occhiali da sole); protezione solare anche quando si è all’ombra.
Ma soprattutto dobbiamo tenere bene a mente che il sole ha innumerevoli benefici in termini di salute che stanno rischiando di passare in secondo piano per far posto a quelli estetici: “È una tendenza pericolosa” ammonisce la professoressa Romano ricordando una foto del 1879 che ritraeva sua nonna in spiaggia completamente vestita: “A quei tempi sfoggiare un’abbronzatura eccessiva era considerato poco elegante. Ci vorrebbe la macchina del tempo”.