Contro il dolore cronico, ibuprofene peggiore della malattia stessa

I comuni antinfiammatori non dovrebbero mai essere utilizzati per la cura del dolore cronico primario, ovvero quella condizione che non può essere giustificato da un’altra diagnosi o che non è il sintomo di una condizione di base (questo è noto come dolore cronico secondario). A dirlo è il National Institute for Health and Care Excellence che ha pubblicato la bozza delle Linee guida per la gestione del dolore cronico.

Se è vero che il dolore cronico primario è caratterizzato da un significativo disagio emotivo e disabilità funzionale è anche vero che la “cura” non può passare attraverso i farmaci che contengono paracetamolo e ibuprofene, giusto per citare i due principi attivi più noti: in questo caso, infatti, gli effetti collaterali sarebbero più gravi del dolore stesso. Tra questi il più grave è sicuramente la dipendenza.

La bozza delle linee guida sottolinea l’importanza di mettere il paziente al centro delle proprie cure e di favorire una relazione collaborativa e di supporto tra paziente e operatore sanitario. Sottolinea inoltre il ruolo di una buona comunicazione e il suo impatto sull’esperienza di cura per le persone con dolore cronico.

Allo stesso tempo, non dovrebbero essere offerti neanche i farmaci antiepilettici inclusi gabapentinoidi, anestetici locali, ketamina, corticosteroidi e antipsicotici non ci sono poche o nessuna prova del fatto che questi trattamenti funzionano nella gestione del dolore cronico.

Le Linee guida raccomandano, invece, l’agopuntura a condizione che venga erogata entro determinati parametri chiaramente definiti.

Paul Chrisp, direttore del Center for Guidelines di NICE, ha dichiarato: “Ciò che evidenzia questo progetto di linee guida è l’importanza fondamentale di una buona comunicazione per l’esperienza di cura delle persone con dolore cronico. Quando molti trattamenti sono inefficaci o non ben tollerati, è importante capire come il dolore influisce sulla vita di una persona e su coloro che la circondano perché conoscere ciò che è importante per la persona è il primo passo nello sviluppo di un piano di cura efficace.

“È importante sottolineare che il progetto di linee guida riconosce anche la necessità di ulteriori ricerche su tutta la gamma di possibili opzioni di trattamento, riflettendo sia la mancanza di prove in questo settore sia la necessità di fornire ulteriore scelta per le persone con questa condizione.”

Nick Kosky, consulente psichiatra del Dorset HealthCare NHS University Foundation Trust e presidente del comitato delle linee guida ha dichiarato: “Comprensibilmente, le persone con dolore cronico si aspettano una diagnosi chiara e un trattamento efficace. Ma la sua complessità e il fatto che medici e specialisti allo stesso modo trovano il dolore cronico molto difficile da gestire, significa che spesso non è possibile. Questa discrepanza tra le aspettative dei pazienti e gli esiti del trattamento può influenzare la relazione tra operatori sanitari e pazienti, una possibile conseguenza della quale è la prescrizione di farmaci inefficaci ma dannosi.