Olio extravergine, perché ad Agea non piace il 100% italiano?

olio extravergine

Sicuramente la maggioranza dei consumatori italiani non conosce Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, parliamo di un ente pubblico con in capo una miriade di funzioni connesse all’agricoltura ed all’armonizzazione con la normativa europea. Tra le tante funzioni Agea ha preso quella che fu di Aima, l’ex Azienda per gli interventi sul mercato agricolo ,che si occupava dell’ammasso dei surplus di produzione e il sostegno degli indigenti, a cui è destinato un minimo approvvigionamento alimentare che Agea reperisce sul mercato attraverso gare pubbliche.

Un compito sicuramente con alte finalità sociali che comporta implicanze sull’inclusione, sulla salute, sul sostentamento, non solo di chi riceve anche di chi vende. Infatti nel recente passato Agea, attraverso il meccanismo della gara pubblica, ha acquistato notevoli quantità di prosciutto crudo, di Parmigiano e di Grana Padano; tutti Dop, tutti di filiera italiana, favorendo così produttori a cui era rimasta invenduta una grande quantità di merce a causa del Covid19.

Se nei casi appena descritti si parla di eccellenze della produzione italiana ora quello che non torna è perché mai la stessa ratio non valga per l’olio extravergine di oliva. Sappiamo perfettamente che il costo di produzione dell’Evo italiano non scende mai sotto i 5 euro e può arrivare anche a 7,5 euro per litro.

Mettere a gara l’acquisto di extravergine a meno di 3 euro è semplicemente la condanna per la filiera italiana di restare con i depositi pieni, per i consumatori, che siano indigenti o meno, essere costretti a consumare un olio la cui provenienza è estremamente dubbia, pensare che sia olio spagnolo, cioè dei nostri diretti competitor, sarebbe già solo inaccettabile ma al prezzo di assegnazione, cioè un valore che sarà prossimo ai 2,5 euro, come stimato da Teatro Naturale, non è solo inaccettabile è autolesionismo.

Che dire? A volte si resta senza parole pur sentendosi ribollire. Sull’extravergine in questi giorni vediamo il festival del ribasso anche nei supermercati, olio definito extravergine di olivo a 2,5 euro, verrebbe voglia di portare tutti i brand in laboratorio analisi perché tolta la bottiglia, che ha un costo; tolta l’etichetta, che pure costa, il tappo e la lavorazione per imbottigliare e confezionare il prodotto. Resta ancora qualche spesa per il trasporto, ma il dubbio sul contenuto vi viene o no? Non lo dico ad Agea che sarà ben consapevole di quello che sta facendo, lo dico ai consumatori che magari stanno ben attenti ad acquistare il miglior pomodoro di filiera corta, ma stò pomodoro lo mangiate scondito, spero che non rovinerete un anno di lavoro della natura per “condirlo” con la qualunque.

Konsumer Italia vuol vederci chiaro, chiederà ai gruppi parlamentari che si facciano promotori di una interrogazione urgente alla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova per sapere come si sia orientata Agea verso questa gara al ribasso, di prezzo e di qualità del prodotto. Cercherà di ottenere una campionatura del lotto vincitore la gara e venga analizzato in un laboratorio indipendente, vorrà capire perché olivocoltori e frantoiani italiani siano, di fatto, stati fatti fuori da un’opportunità di collocamento dei surplus di magazzino. Vorremo capire perché consumatori italiani, indigenti o meno davvero non conta nulla, siano i destinatari di un prodotto di qualità minima o inesistente.