Rapporto Zoomafie 2020: in Italia ogni ora viene aperta un’indagine

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Corse clandestine di cavalli, traffico di cuccioli, combattimenti tra animali, truffe nell’ippica, business dei canili, contrabbando di fauna e bracconaggio organizzato, macellazioni clandestine e abigeato, pesca di frodo e illegalità nel comparto ittico, uso di animali a scopo intimidatorio o per lo spaccio di droga, traffici di animali via internet e zoocriminalità minorile: questi gli argomenti analizzati nel Rapporto Zoomafia 2020 redatto da Ciro Troiano, criminologo e responsabile dell’Osservatorio Zoomafia della LAV. Il nuovo Rapporto, alla sua ventunesima edizione, analizza lo sfruttamento illegale di animali ad opera della criminalità, nel 2019. Crimini e ipotesi di reato da considerare in maniera molto scrupolosa anche per i gravi rischi sanitari insiti in traffici di animali selvatici o in macellazioni clandestine, come l’attuale crisi internazionale di Coronavirus ha confermato a livello internazionale. Nel 2019 sono stati aperti circa 26 fascicoli al giorno, uno ogni 55 minuti; con circa 16 indagati al giorno, uno ogni 90 minuti, per reati a danno di animali. Si registra a livello nazionale un tasso di 16,07 procedimenti e di 9,64 indagati ogni 100.000 abitanti.

“Il quadro che proponiamo si basa sui dati ottenuti da un campione pari al 70% di tutte le Procure della Repubblica d’Italia. Un dato molto più che significativo, e statisticamente rappresentativo. Come sempre ricordiamo che si tratta di stime basate su un campione e non sul numero totale delle Procure italiane e che non hanno la pretesa di essere esaustive, ma solo indicative “spiega Ciro Troiano, “Se si considera poi che, notoriamente, i processi celebrati che arrivano a sentenza sono poco più del 20 per cento, e di questi meno della metà, il 43,7%, si concludono con sentenza di condanna, i crimini contro gli animali che di fatto vengono puniti con sentenza sono solo una minima parte rispetto a quelli realmente consumati”.

I crimini contro gli animali più contestati

Dall’analisi dei crimini contro gli animali consumati in Italia si evince che il reato più contestato resta quello di maltrattamento di animali, art. 544ter c.p., con il 32,66% del totale dei procedimenti per crimini contro gli animali e il 37,46% del totale del numero degli indagati registrati presso le Procure che hanno risposto. Seguono uccisione di animali, reati venatori, abbandono o detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura, uccisione di animali altrui, traffico di cuccioli, organizzazione di combattimenti tra animali e competizioni non autorizzate, spettacoli e manifestazioni vietati.

La geografia dei crimini contro gli animali

Anche per il 2019 la Procura di Brescia, sempre in base al campione analizzato del 70% delle Procure, si conferma quella con più procedimenti iscritti per reati contro gli animali: 472 procedimenti con 371 indagati. C’è da dire che oltre il 61% dei procedimenti, 289 fascicoli, riguarda i reati venatori, che hanno coinvolto l’80% degli indagati (299 su un totale di 371 indagati). È noto che la provincia di Brescia rappresenta l’hotspot del bracconaggio più importante d’Italia quindi il numero dei procedimenti per tali reati influisce notevolmente sulla media totale dei reati contro gli animali registrati.

Traffici di animali ed emergenza sanitaria Covid-19

Il Rapporto rileva gli accadimenti relativi al 2019. “La crisi pandemica ha prepotentemente rinnovato l’attenzione sul problema della sicurezza alimentare, mettendo in evidenza la connessione esistente tra i mercati di animali sfruttati a scopo alimentare e le origini del coronavirus” scrive il rapporto -” Ma al di là dell’emergenza Covid-19, è noto che i mercati illegali di animali, il traffico di animali da allevamento rubati e la macellazione clandestina pongono un serio problema di sicurezza alimentare. Questi traffici sfuggono a qualsiasi controllo, anche a quelli sanitari, e in un periodo come quello che stiamo vivendo la cosa ci dovrebbe far riflettere non poco. Questo non deve generare facili allarmismi. Al contrario, ciò deve essere un’occasione per alzare il livello di contrasto a questo malaffare. Il contrabbando di animali è di per sé a rischio sanitario: lo dicono gli studiosi, le statistiche, le ricerche”.

Corse clandestine di cavalli, ippodromi & scommesse

Cavalli, corse, scommesse e delinquenti: un classico dell’immaginario collettivo che accompagna il mondo delle corse. Come è noto, la presenza della criminalità nel mondo di cavalli, corse e ippodromi è sempre stata forte. Le corse clandestine di cavalli confermano la loro pericolosità: nel 2019 sono stati registrati 6 interventi delle forze dell’ordine, 5 corse clandestine denunciate, 359 persone denunciate di cui 14 arrestate, 2 cavalli sequestrati. Non solo l’ippica clandestina, ma anche quella ufficiale è inquinata da infiltrazioni criminali. Allibratori, scommesse clandestine, gare truccate, doping, furti di cavalli, intimidazioni: il malaffare che si esercita all’ombra degli ippodromi e delle scuderie ha molte sfaccettature.

L’affare dei canili e del traffico di cani

Nel 2019, stime per difetto, sono stati sequestrati 7 canili che complessivamente contenevano oltre 660 cani; 8 le persone denunciate a vario titolo. Dal 2004 al 2019 compreso sono almeno 64 i canili sequestrati, con oltre 6922 cani e 200 gatti, e 85 le persone denunciate. Anche in questo caso si tratta sicuramente di stime per difetto poiché le illegalità in tale settore sono molto diffuse. Aumentano le denunce per il traffico di cuccioli importati illegalmente dai Paesi dell’Est.

I pirati dei fiumi

Una vera emergenza, tanto grave quanto sconosciuta: il bracconaggio ittico nelle acque interne. Si tratta di un fenomeno sempre più esteso e che crea allarme e preoccupazione. In alcune province del Nord, i fiumi, grandi e piccoli, sono saccheggiati da bande di predatori umani: pescatori di frodo, quasi tutti stranieri dell’Est Europa, che dispongono di mezzi, barche potenti, furgoni-frigo, reti lunghe centinaia di metri, che occupano le sponde fluviali con ricoveri di fortuna e con bivacchi che deturpano il paesaggio, e che usano, spesso, intimidazioni e minacce nei riguardi degli addetti ai controlli. Le organizzazioni di bracconieri, provenienti da Romania, Albania e Moldavia, si dividono aree e canali con logiche simili a quelle dei clan mafiosi. Generando un giro di affari illeciti da 20mila euro a settimana.

La “Cupola del bestiame”

Abigeato, falso materiale, associazione per delinquere, doping, uccisione e maltrattamento di animali, macellazione clandestina, frode in commercio, pascolo abusivo, ricettazione, truffa aggravata, contraffazione di marchi, commercio alimenti nocivi, percezione illecita di fondi pubblici, ricettazione: sono solo alcuni dei reati accertati nel corso del 2019 tra le illegalità negli allevamenti e nel commercio di alimenti di origine animale. Tra i beni sequestrati a mafiosi ci sono anche allevamenti, mandrie, cavalli, bovini, caseifici. La Dia ha sottolineato che l’intero comparto agro-silvo-pastorale costituisce ancora, per Cosa nostra.