Tabacco, ecco come il governo ha salvato IQOS

Con una mossa a sorpresa, la scorsa settimana il governo ha chiesto di ritirare un emendamento che avrebbe aumentato la tassazione in favore delle sigarette a tabacco riscaldato, come le IQOS di Philip Morris. E’ la ricostruzione di un retroscena fatta da Politico.eu. 

Attualmente, nel nostro paese le tasse sul tabacco riscaldato sono solo un quarto dell’aliquota che vige sulle sigarette convenzionali questo perché – almeno secondo i sostenitori del trattamento fiscale preferenziale – i prodotti del tabacco riscaldato evitano di bruciare il tabacco e quindi riducono la quantità di sostanze chimiche nocive rilasciate.

Una convinzione che non è unanime. Anzi. Politico ha intervistato Roberta Pacifici, direttrice del Centro nazionale per le dipendenze presso l’Istituto Superiore di Sanità italiano – l’ente tecnico-scientifico che fornisce consulenza al ministero della salute – che ha guidato un team di esperti che ha analizzato gli studi forniti da Philip Morris. Il suo punto di vista è inequivocabile: “Non è possibile classificare queste sigarette come prodotto a rischio ridotto”, ha dichiarato a POLITICO. “Abbiamo bisogno di studi a lungo termine, perché non è possibile determinare la [sicurezza] per un prodotto che è stato sul mercato da quattro a cinque anni.”

Anche Giovanni Fattore, professore di economia sanitaria all’Università Bocconi, sostiene che la decisione di accordare un trattamento fiscale preferenziale ai prodotti del tabacco riscaldati non si basa su alcun solido ragionamento scientifico o politico. Invece, il professor teme che incentiverà solo comportamenti rischiosi e potrebbe portare a abitudini ancora più pericolose come le sigarette normali.

Da qui la proposta in discussione alla Camera (e bocciata) di eliminare questo beneficio fiscale. Le ONG sanitarie e i legislatori bipartisan che hanno sostenuto la misura, sostengono che questa avrebbe significato un introito maggiore pari a 60 milioni di euro nel 2020 e 120 milioni di euro nel 2021.

Ma il governo ha rifiutato la scorsa settimana di dare il proprio sostegno, spingendo i legislatori a ritirare l’emendamento. Ora, i critici si chiedono perché la coalizione al centro di sinistra al potere abbia legami così intimi con Big Tobacco. E nella ricostruzione di Politico non sono mancate le illazioni. “Il Partito Democratico (PD) di centro-sinistra, che è in una coalizione di governo con il movimento populista 5 Stelle, ha legami storici con il tabacco” scrive il quotidiano on line, aggiungendo “Nel 2016, ad esempio, Philip Morris ha scelto l’Emilia Romagna, il cuore della sinistra, come sito per la più grande fabbrica di tabacco riscaldata del mondo. All’incontro ha partecipato il primo ministro Matteo Renzi. E il governatore regionale del PD, Stefano Bonaccini, ha ripetutamente citato Philip Morris nella sua corsa alla presidenza della regione”.

Per ora, i sostenitori dell’emendamento hanno promesso di riprovare alla prima occasione.