Intimidazioni ai veterinari, approvato Ddl per pene più dure e maggiore attenzione

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Una buona notizia per i tanti veterinari che subiscono quotidianamente pressioni, minacce e aggressioni nell’esercizio della loro funzione di controllo. Approvato in Commissione Igiene e sanità del Senato il ddl recante disposizioni per la tutela della sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie. Il testo attende ora il passaggio in Aula e l’approvazione definitiva. Vediamo cosa dice il testo.

Sanzioni più dure

In caso di aggressioni sono stabilite le pene di reclusione fino a 16 anni e sanzioni fino a 5.000 euro. Previsti protocolli operativi con le forze di polizia per garantire interventi tempestivi. Istituito anche l‘Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie e socio-sanitarie presso il Ministero della Salute  e che dovrà essere costituito, per la sua metà, da rappresentanti donne.

Veterinari: un passo avanti

“Un passo avanti concreto dopo anni di impegno del SIVeMP” questo il commento del Segretario Nazionale Sivemp, Aldo Grasselli, al momento dell’approvazione del testo sulle aggressioni”. La partecipazione dei sindacati maggiormente rappresentativi al tavolo ministeriale e la parità di genere prevista nella composizione dell’osservatorio nazionale rappresentano un importante passo in avanti che “riconosce alle donne, che purtroppo subiscono con maggior frequenza gli atti di violenza, la capacità di trovare soluzioni ai problemi e la concretezza che possono esprimere in seno all’osservatorio”, scrive il Sivemp. Come chiesto dal  SIVeMP, il primo sindacato che da oltre 10 anni denuncia il fenomeno ed era stato promotore dell’istituzione del precedente Osservatorio sulle intimidazioni ai veterinari, anche i Sindacati entrano a far parte dell’Osservatorio nazionale sulla sicurezza degli esercenti le professioni sanitarie, previsto nel DDL 867.

L’inchiesta del Salvagente

Nel febbraio 2020, il Salvagente aveva dedicato ampio spazio al tema, con una lunga inchiesta di Lorenzo Misuraca, di cui riportiamo a seguire una parte con alcune testimonianze drammatiche.

Quasi una denuncia su cinque da parte di veterinari arriva dalla Sicilia, praticamente la stessa percentuale del Veneto, seguito dalla Sardegna e dalla Campania. Ma al di là dei numeri, raccolti dal sindacato dei medici veterinari, il Sivemp, che ha registrato 57 denunce in dieci anni, a impressionare è il racconto dalla viva voce degli involontari protagonisti di queste storie. 

Elena (nome di fantasia), preferisce raccontare la sua disavventura fatta di minacce, isolamento e conseguenze sulla salute, rimanendo anonima: “Sono stata inviata in Ogliastra, in una comunità molto particolare, molto omertosa. La struttura che dovevo controllare era un mattatoio comunale dato in gestione a un privato, un pregiudicato. In questo tipo di strutture bisogna spesso fare buon viso a cattivo gioco, cercare di mediare e di sistemare”, perché “sono abituati a darsi leggi proprie”. E infatti Elena si trova spesso davanti ad animali che arrivano senza documentazione o con la targhetta di identificazione (associata a una sorta di documento d’identità nella banca dati nazionale) che invece d’essere attaccata all’orecchio dell’animale, veniva consegnata intonsa, dentro un busta. 

“In più, trascinavano i capretti senza rispetto per il loro benessere, ed è una struttura dove le buone prassi igieniche non esistevano”. Dopo una serie di minacce velate, arriva il giorno del trauma per Elena: “A seguito di un ammonimento, mi hanno spintonato dentro il mio ufficio. Mi sono trovata spalle al muro, con il gestore del mattatoio a pochi centimetri da me che inveiva. Ha estratto un coltello a lama sottile, di quelli che usavano per gli animali, me l’ha puntato al collo e ha fatto un gesto da sinistra a destra, dicendo ‘ti apro il collo, e ti do fuoco’”. Elena racconta l’accaduto al suo responsabile, all’Asl, ma lui “ha avuto il coraggio di dirmi di non denunciare, perché ero una donna sola, senza una rete di protezione in quel luogo. Quindi per lavorare in certi posti uno deve avere dei bodyguard? È prassi cercare di nascondere, far finta che nulla succeda, per paura”. 

Dopo essersi rivolta alla direzione generale dell’Azienda sanitaria regionale per avere un trasferimento, Elena viene isolata: “Avevo attacchi di panico, ansia, mi è stata diagnosticata una sindrome post traumatica da stress. Finalmente sono stata spostata nella mia provincia d’origine e ora sto meglio, ma la cosa peggiore è vedere colleghi che ti accusano che te la sei cercata, che ti sei inventata tutto”.

Marcello Di Franco, veterinario, sindacalista Fespa, e membro della task force istituita dalla regione Campania per superare le criticità dei controlli, è stato lui stesso più volte al centro di situazioni a rischio: “Andavo per allevamenti a verificare se gli animali fossero affetti da tubercolosi. Per lo più in allevamenti bufalini. Quando sono andato da solo a volte mi hanno cacciato e non mi hanno permesso di fare i controlli. Sono stato minacciato di morte, mi stavano infilzando con un forcone, sono andati a prendere il fucile e a quel punto sono dovuto scappare. Ho anche trovato la macchina sotto l’ufficio con le gomme forate, più di una volta. È capitato che un allevatore venisse a minacciarmi in ufficio, e l’ho querelato”. Di Franco spiega come molto sia cambiato nel 2017, quando è stata istituita la task force: “Siamo andati nelle aziende con le spalle coperte e abbiamo iniziato a smascherare delle cose che prima difficilmente venivano a galla. Prima, a volte, qualcuno subendo pressioni magari avrà fatto in maniera più leggera e sbrigativa il proprio mestiere, per paura”. La task force è un pool di professionisti che spulciano le situazioni e fanno sì che ci sia un affidamento diretto: “Se abbiamo un allevamento a rischio mandiamo direttamente chi diciamo noi, veterinari che hanno un po’ più di coraggio, e sempre in coppia” spiega Di Franco. Del resto, le zone in cui insistono la maggior parte degli allevamenti bufalini, tra Caserta e Salerno, sono anche territori di forti interessi camorristici, anche nel settore agroalimentare. E le pressioni arrivano spesso da più parti: “Nella nostra provincia è facile trovare il mondo di mezzo, qualcuno che è ‘grigio’, a volte non si capisce come mai anche alcune persone che hanno una vita politica o istituzionale, non prendano le parti delle istituzioni. Queste zone d’ombra ci sono. Le ingerenze non mancano mai, le puoi trovare dall’allevatore, dall’imprenditore, da colui che si spaccia per politico, da qualche collega libero professionista, dai media”. Per questo, la presenza dello Stato accanto ai veterinari è fondamentale.