Fabbriche di carne, il video di Animal Equality in un allevamento di polli

Animali che non riescono a stare in piedi a causa delle enormi dimensioni che hanno raggiunto in soli 30 giorni. Completa assenza di luce naturale e un’aria irrespirabile. Viene accolto così il team di Animal Equality che con la collaborazione di Ana Pardo de Vera, direttrice di Público, media nazionale spagnolo, è riuscita ad entrare in un enorme allevamento di polli spagnolo. E le scene che poi hanno girato e diffuso oggi sono davvero raccapriccianti. (continua dopo il video)

 

Le immagini parlano da sé: polli completamente bruciati e ustionati a causa dell’ammoniaca emanata dal terreno per via dell’accumulo di feci e deiezioni mai pulite; affollamento; animali morti abbandonati di fianco ai compagni ancora vivi; abbeveratoi completamente ammuffiti; animali agonizzanti che cadono sotto il proprio peso e non riescono a raggiungere gli abbeveratoi, morendo di fame e di sete.

Le sofferenze dei polli all’interno degli allevamenti intensivi sono inimmaginabili e spesso sconosciute, ma questi animali soffrono fin dalla nascita. Tutto comincia con la selezione genetica. Per l’industria infatti, è fondamentale che ogni animale produca il più possibile, ma per raggiungere questo obiettivo hanno optato per una selezione genetica esasperata che li costringe all’interno di una vera e propria gabbia fisica. Le immagini che hanno catturato i nostri investigatori lo mostrano bene: il corpo dei polli cresce a dismisura, schiaccia il loro scheletro, costringendo molti di loro a morire di fame e sete all’interno degli allevamenti.

Si tratta, peraltro, di un tasso di crescita che è cresciuto artificialmente nel corso dei decenni: oggi il tasso di crescita di un pollo per la produzione di carne è 4 volte superiore a quello di 70 anni fa. Ora raggiungono il peso da macello a 6 settimane di età, ben lontano dalle 13 settimane del 1950.

Una tortura legalizzata, su scala globale

La razza di polli selezionata geneticamente dall’industria alimentare e sfruttata negli allevamenti intensivi di tutto il mondo è quella chiamata Broiler. Anche in Italia, secondo i dati di Unaitalia  (Associazione Filiere Agroalimentari Italiane) il 98% di carne di pollo venduta è di razza broiler, quindi di animali cresciuti in condizioni terribili, selezionati per essere pronti al macello in circa 40 giorni, e costretti a vivere in capannoni sovraffollati, con quasi 20 polli per ogni metro quadro.

Lo hanno testimoniato con le loro telecamere proprio gli investigatori di Animal Equality in Italia, che sono entrati in alcuni allevamenti di polli che riforniscono il brand Amadori, rivelando la miseria in cui questi animali sono costretti a vivere.