Polli a rapida crescita: ecco come diminuisce velocemente la qualità

Il 90% dei polli da carne venduti sono i broiler a rapida crescita, animali selezionati per raggiungere un maxi petto in 42 giorni. Se ne vendono 7 miliardi all’anno in Europa e circa mezzo miliardo solo in Italia. Le conseguenze? Benessere animale inesistente e scarsa qualità dei petti di pollo: troppo grasso, su una carne da sempre considerata magra, e che si sfilaccia dando vita al fenomeno della “carne a spaghetti”.

Il Salvagente lo aveva denunciato nel novembre 2017 (acquista qui il numero) con un test proprio sui petti di pollo: l’apporto nutrizionale in grassi che ci si aspetta da 100 g di pollo è in genere 1 grammo, i nostri risultati in media superavano i 2 grammi. Il motivo? Lo ha illustrato bene l’inchiesta di Indovina chi viene a cena di Sabrina Giannini andata in onda ieri sera su Rai 3. In 50 anni il peso di un pollo da allevamento intensivo è aumento del 400%. Nel 1957 un pollo da batteria raggiungeva i 957 grammi all’età di macellazione. Lo stesso broiler intorno sempre ai 40 giorni nel 1978 arrivava a pesare 1,8 chili. Nel 2005, in virtù della selezione genetica che ha spinto il tasso di conversione tra quantitativo di cibo ingerito e resa commerciale (1,5 chili di mangime si trasformano ormai in un chilo di carne) lo stesso “pennuto” arrivava a pesare 4,2 chili.

Questo processo di selezione genetica durata decenni pregiudica seriamente anche la qualità della carne che, a causa di patologie muscolari degli animali, può presentare una consistenza molto dura (wooden breast o petto legnoso), con forti striature di grasso nel petto che possono causare processi di necrosi (white striping) o con la cosiddetta consistenza “a spaghetti” (spaghetti meat) come ha messo in risalto l’inchiesta della Giannini mostrando immagini dell’investigazione del Ciwf che in una nota specifica: “In Italia – secondo gli ultimi dati italiani disponibili riportati in una recente review, il 50% dei polli è affetto da white striping, e secondo i risultati di una ricerca condotta fra il 2017 e il 2018 su 16.000 petti di pollo, il 42% dei campioni presentava livelli moderati e il 18% livelli severi di petto legnoso. Il 20% dello stesso campione presentava, inoltre, la condizione chiamata spaghetti meat”.

L’insorgenza di problematiche qualitativa della carne è una tendenza evidenziata anche in un recentissimo report commissionato dall’organizzazione inglese RSPCA, che ha messo a confronto i livelli di benessere animale e di qualità della carne di polli a lento e rapido accrescimento, analizzando, per il secondo, le performance delle tre razze più allevate a livello globale e nel nostro Paese.
I risultati hanno evidenziato chiaramente che:
  • Fino al 78% dei polli mostra white striping (contro il 10% di quelli a lento accrescimento)
  • Fino al 23,4% dei polli mostra il petto legnoso (contro appena l’1% di quelli a lento accrescimento)
  • Per i polli a crescita rapida aumenta in maniera significativa la necessità di rinnovare la lettiera per mantenere buone condizioni ambientali, con una richiesta di trucioli di legno approssimativamente superiore del 67% durante il ciclo produttivo
  • La mortalità complessiva è maggiore (fino all’11%) e c’è una probabilità fino a 3 volte maggiore che i polli soffrano di zoppie nei polli a crescita rapida, mentre quelli a lento accrescimento mostrano una mortalità ridotta (5.2%) e migliori capacità di movimento
Nella nostra inchiesta del 2007 avevamo sentito l’Università di Perugia che presso la facoltà di Agraria da tempo studia la diffenza tra i polli a lenta e a rapida crescita. La qualità della carne è diversa in base al modo di allevamento e alla genetica del pollo? Ecco come ci risposero gli esperti di Perugia: “Se parliamo di un pollo biologico, di razze a lento accrescimento, messo nelle condizioni di poter accedere all’esterno e di razzolare, possiamo dire che è meno grasso di uno convenzionale, e le carni sono più ricche di omega 3, di ferro e di antiossidanti e inoltre hanno meno acqua“.