Coronavirus e scuole chiuse, la psicologa: ora tranquillizziamo i nostri ragazzi

Attesa da studenti e molto meno dai genitori, il governo ha deciso la chiusura delle scuole fino al 15 marzo. Cosa è bene raccontare ai nostri figli e come organizzare il loro tempo per far sì che la paura non si trasformi in ansia? Ne abbiamo parlato con Anna Oliverio Ferraris, già professoressa ordinaria di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza di Roma.

Professoressa Oliverio Ferraris, come possiamo spiegare ai bambini perché sono a casa da scuola?

La parola d’ordine per comunicare l’emergenza ai nostri ragazzi deve essere “tranquillizzare”. Anche il tono di voce ha la sua importanza: dobbiamo parlare loro con estrema chiarezza e utilizzando parole positive. Spiegare che si tratta di una malattia che è poco più grave di un’influenza. Se è vero che in alcune persone più trasformarsi in qualcosa di più grave è anche vero che i nostri medici hanno le competenze per farci guarire.

Può essere utile spiegare loro che i bambini sono i meno colpiti?

Certamente, sapere che loro sono fuori pericolo più aiutare a tranquillizzarli. Certo, poi, tenderanno a preoccuparsi per i genitori e i nonni: anche in quel caso, occorre dare loro un messaggio positivo, ovvero che la guarigione è possibile. Che già in passato si sono verificate delle epidemie – ne parla anche Manzoni – e nonostante la medicina fosse molto indietro rispetto ad oggi, e sono state superate.

Come possiamo impiegare il tempo a casa?

Dobbiamo cercare innanzitutto di non alterare i loro ritmi biologici: questo aiuta a non farli entrare in depressione. Quindi è necessario organizzare la loro giornata in modo che abbiano orari stabiliti di sveglia, pranzo, cena e nanna. Le scuole poi devono fare la loro parte permettendo, magari agli studenti più grandi, di continuare il programma didattico. Potrebbe essere una buona occasione per recuperare nelle materie in cui ci si è rimasti indietro rispetto alla classe. Potrebbe, inoltre, essere una buona occasione per leggere dei buoni libri e per andare all’aperto a fare un po’ di esercizio fisico, cosa che i nostri ragazzi non fanno mai sempre chiusi in spazi ristretti. L’importante è che non stiano tutto il giorno sul divano.

Impresa impossibile…

Ne sono consapevole però dobbiamo fare del nostro meglio perché ciò non accada. Tutto il giorno attaccati allo schermo passivizza molto: tra l’altro il rischio è anche che finiscano per guardare alla tv le tante trasmissioni che non fanno altro che parlare di Coronavirus tra l’altro ospitando opinionisti non adeguatamente preparati né dal punto di vista scientifico né comunicativo. Così la paura dei ragazzi si trasforma in ansia e l’ansia ci porta a guardare tutto in maniera negativa.

Anche rispetto al flusso di informazioni, come dobbiamo comportarci?

La famiglia deve darsi una regola: aggiornarsi sull’evolversi dell’emergenza solo una volta al giorno, ad esempio con il telegiornale delle 20. Per il resto dedicarsi ad altro: perché no anche insegnare ai nostri figli la solidarietà mettendoli a disposizione degli anziani per i quali è inibita l’uscita da casa.