Le mani e gli affari della camorra sugli antitumorali

Duecento miliardi di dollari l’anno. Tanto, secondo l’Onu, vale per la criminalità organizzata il traffico mondiale di farmaci contraffatti, rubati o irregolari. Un piatto ricco su cui anche le mafie italiane hanno allungato le mani, come raccontanoi tanti fascicoli d’inchiesta aperti spesso dopo strani furti negli ospedali o in depositi di farmaci quando non addirittura dopo rapine compiute armi in pugno ai danni di tir. L’ultimo furto in termini di tempo è avvenuto l’8 luglio scorso all’ospedale di Rho: sono stati rubati dalla cella frigorifera antitumorali per un valore di 400mila euro.

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Per capire quali strade illegali imboccano questi medicinali vale la pena ripescare un vecchio rapporto distribuito dalla Società italiana di farmacia ospedaliera e dei Servizi farmaceutici delle aziende ospedaliere (Sifo) in occasione di un congresso del 2015. “Gli investigatori sono sempre più convinti – si legge – che una parte non trascurabile dei furti commessi ai danni delle farmacie ospedaliere sia opera di gruppi criminali specializzati in tali tipologie di reati i quali si concentrerebbero sui furti in larga scala, con alti margini di profitto, collegati con le organizzazioni criminali in grado di infiltrare dei complici tra il personale delle strutture sanitarie, o di corrompere quello già in servizio, e di gestire lo stoccaggio, il trasporto e la successiva immissione dei farmaci rubati sui mercati illegali”. E più avanti, al paragrafo “La presenza delle organizzazioni criminali mafiose”, si legge: “I furti di farmaci negli ospedali italiani sono concentrati in aree in cui le mafie sono particolarmente attive e questa correlazione risulta più forte dove la presenza della Camorra e della mafia pugliese è più marcata”.

L’operazione Volcano

Ma a scoperchiare il vaso di Pandora, il 31 marzo 2014, ci pensò una apparentemente innocua segnalazione fatta da un distributore tedesco. La parola chiave è “Herceptin”, un farmaco antitumorale importato dall’Italia attraverso un grossista inglese. All’arrivo in magazzino il distributore nota infatti che uno dei lotti è stato manomesso, forse addirittura aperto, e che la confezione è sporca. Dalla segnalazione alla ditta produttrice si scopre che quella confezione risultata poi contraffatta fa parte di un lotto rubato nel corso di una rapina a un tir e successivamente reintrodotto nel mercato tedesco attraverso l’importazione (legale) parallela dopo un giro di false fatturazioni a opera di grossisti compiacenti.
È il sassolino che genera una frana e una inchiesta internazionale condotta da magistratura italiana e agenzie del farmaco internazionali che porta alla luce un sistema allarmante messo in piedi da una organizzazione con base formale a Cipro e diramazioni in Ungheria, Lettonia, Romania, Slovacchia, Slovenia e Grecia. Italianissimo il cervello però, scoprirà la Procura di Napoli scoperchiando un sistema che provvedeva alle rapine ai tir o ai furti nelle farmacie ospedaliere, si occupava dello stoccaggio in farmacie compiacenti del napoletano e poi organizzava la falsa esportazione attraverso la quale i medicinali antitumorali erano rivenduti in Germania dopo il passaggio nei magazzini di grossisti appartenenti all’organizzazione. Due anni e più di inchieste, quindici fascicoli aperti in numerose procure, una decina di blitz, ottanta arresti soltanto in Italia e una conclusione da far tremare i polsi: a gestire il traffico internazionale di prodotti il cui costo variava dai 1.500 ai 15mila euro a confezione era il potente clan camorristico dei Licciardi di Napoli.
L’operazione “Volcano” è un successo internazionale diventato case study sulla collaborazione internazionale di contrasto al traffico di farmaci rubati e contraffatti. Per un paio d’anni i furti di medicinali sembrano fermarsi, ma a inizio 2018 il fenomeno si ripete.
Ed è ancora la Germania, hanno scoperto le inchieste, il terminale di un traffico internazionale di farmaci rubati in Grecia e Italia e reimmessi nel mercato dopo transazioni con grossisti e distributori nei paesi dell’Est. Uno scandalo che nell’estate del 2018 ha portato a numerosi arresti e alla sospensione della licenza di un importante grossista tedesco. E il sospetto è che i farmaci venduti in Germania possano essere stati contaminati o conservati a temperature che ne hanno compromesso l’efficacia.

Ricominciati i furti e le rapine

La lista dei nuovi furti su cui stanno indagando diverse procure, fra le quali quella di Foggia, è lunga e ricalca un modus operandi che gli inquirenti conoscono bene e che fa ipotizzare il coinvolgimento di basisti nelle strutture sanitarie o nelle ditte di distribuzione. Come nella rapina al tir svaligiato nel luglio del 2018 sulla A16 all’altezza di Cerignola o nel doppio maxifurto operato, approfittando di un buco nel sistema di videosorveglianza, in un deposito di Grosseto prima a maggio e poi a novembre 2018 mentre era in corso un inventario. Tecnica simile a quella usata in altri due depositi, a Lodi e ad Anagni nel novembre 2017.
E poi le farmacie ospedaliere: a Catanzaro Lido nel dicembre dello stesso anno, a Gravina di Caltagirone ad aprile 2018, a Bitonto a luglio 2018 e per ben tre volte a San Marco Argentano. Fra gli ultimi colpi, ma la lista è lunga, quello all’ospedale Moscati di Avellino il marzo scorso.

La ‘Ndrangheta a Milano

Questa volta però, è il sospetto dell’Antimafia, alla tavola imbandita del traffico internazionale di farmaci si sarebbero seduti nuovi e sempre potenti commensali. A partire dalla ‘Ndrangheta, che in Germania da anni può contare su una rete di “locali” capillare e potente e che, come hanno dimostrato le inchieste, ha da tempo allungato le mani sulla sanità lombarda. Si legge infatti nel rapporto “Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia”, elaborato dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università statale di Milano: “In questo contesto si staglia la questione delle farmacie. Negli ultimi anni esse sono progressivamente diventate per i clan calabresi un autentico ‘oggetto del desiderio’. Un bene di valore il cui acquisto diventa ottima occasione per riciclare capitali di provenienza illecita, ma anche per ampliare il patrimonio di relazioni sociali, oltre che per gestire traffici illegali di farmaci e di droghe di natura farmacologica”.
E attraverso una farmacia di Milano gli uomini delle ‘ndrine, hanno appurato le indagini, acquistavano antitumorali, antivirali e farmaci salvavita accreditando l’attività come centro di acquisto per gli ospedali salvo poi rivendere i prodotti in nero in Africa, Cina, Sud-est asiatico. Ed è stata proprio l’allora capo della Dda di Milano Ilda Boccassini a segnalare la stranezza di così tanti rampolli di famiglie ‘ndranghetiste trapiantate al Nord laureati in Farmacia.
Affari mafiosi, intanto, continuano a muoversi a Napoli attorno ai medicinali. Ne sono convinti i magistrati della Dda del capoluogo campano dopo la scoperta, nel febbraio scorso, di un covo in cui assieme a tre pistole semiautomatiche con matricola abrasa, un silenziatore, ottanta cartucce di vari calibri, e una vecchia doppietta anche questa con codice identificativo cancellato i carabinieri hanno scoperto cinque ricettari in bianco, ognuno con cento ricette da compilare. Il particolare che più ha sorpreso gli inquirenti, però, è la zona in cui è stata fatta la scoperta: quella di piazza Mercato, storicamente controllata dal clan Contini che con i Licciardi fa parte dell’alleanza di Secondigliano con base, come dimostrato dal blitz del 26 giugno scorso, all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli.
Non poteva mancare la mafia siciliana. È stato infatti il pentito messinese Biagio Grasso a spiegare ai magistrati della procura dello Stretto come un nipote del boss catanese Nitto Santapaola avesse reinvestito i milioni fatti con il business delle scommesse on line nel settore delle forniture farmaceutiche imponendo alle farmacie locali di servirsi unicamente dai propri intermediari.